3 years are made of TIS – Happy Birthday The Shelter!

Fabio of Happy

fabioTre anni. Tre anni significano un sacco di cose: prima di tutto che ho scritto un mucchio di discorsi per un mucchio di ricorrenze. È difficile perché a un certo punto ti sembra di aver detto tutto quello che dovevi, di aver ringraziato ogni persona che ti ha aiutato, di aver dedicato perlomeno un pensiero a ogni amico che ti è stato vicino nei momenti brutti. Ecco, forse l’ultimo è il punto che tendo a sottovalutare di più e forse quello che, a chi legge il sito, è meno noto.
The Shelter è sì il progetto nato da cinque ragazzetti che avevano tempo libero in abbondanza ma si è trasformato (abbiamo ancora tempo libero in abbondanza, o almeno ci illudiamo di averlo) in qualcosa di più forte. Non voglio dare un taglio esageratamente melodrammatico a queste righe di auguri (anche perché sembra che il mio lato da orsacchiotto sia andato in letargo a tempo indeterminato) ma quando penso a The Shelter penso prima di tutto alle singole persone che lo compongono. Persone con cui condivido giornalmente tutto: lavorare in un gruppo del genere, coordinarsi, essere in grado di venire incontro alle esigenze degli altri significa stringere rapporti umani prima che lavorativi. Significa anche che questi poveretti devono sorbirsi giornalmente i capricci e gli umori di un papà che non sempre è presente come dovrebbe. E, scusate fedeli lettori, ma sono queste persone che voglio ringraziare maggiormente in queste poche righe. A voi va il nostro costante, morboso, fin troppo accorato pensiero quotidiano, non vi preoccupate. Mi capita invece di cadere nell’errore più comune e terribile che si possa fare in un rapporto: mi capita di dare per scontato il bene che giornalmente questi amici mi dedicano. Ho passato un brutto periodo recentemente e ognuno di loro è stato pronto a tendermi una mano, a volte con ironia, a volte con serietà e devozione all’amicizia che mi ha commosso. Questo è il più grande risultato che posso dire di aver raggiunto con il lavoro che abbiamo iniziato tre anni fa.
The Shelter è un posto a cui voglio bene, perché in ogni articolo che vedete comparire ora dopo ora nella home page, c’è una parte di noi, del nostro rapporto e dell’affetto che proviamo l’uno per l’altro.
A noi, e a voi che ci seguite da tanto o da poco, faccio i miei migliori auguri.
Lunga vita allo Shelter!

Fabio, alle ore 18, manda un messaggio vocale su fb URLANDO: A DAVIDEEEE, guarda che sta passando la radio! E parte Always. #Truestory

Marco “Astro” Tassani

marco astro tassaniOrmai sarà la decima volta che scrivo una puttanata e la cancello, per poi ricominciare da capo. Scrivere qualcosa per eventi come questo non è mai facile: rischi di sembrare troppo sentimentale o di essere freddo come il ghiaccio. Avrei voluto raccontare la solita storia di come sono entrato nello Shelter mandando una mail a Fabio che cercava un newser, e decisi di spacciarmi per chissà quale esperto di giochi Indie, mentre non capivo un cazzo e credevo che sti giochini si chiamassero così perché li facevano in India. Invece no, che sto diventando come il vecchio rincoglionito che non perde occasione di raccontare la stessa, identica, storia di guerra ad ogni pranzo di famiglia. A questo punto avrei potuto dedicare qualche parola ai più belli della festa, ma già gli spruzzo in faccia tutto il mio amore praticamente ogni giorno. Insomma, quando senti le stesse persone tutti i giorni le cose son due: o diventano bene o male una famiglia, o ti fai trovare alla prima occasione con un fucile a pompa. Ancora non siamo finiti nella cronaca nera. Avrei potuto riempire queste righe con aneddoti, storie, drammi d’amore, fiori, ONLUS e cani, ma diventerebbe un autopompino che capiremmo solo noi dietro queste pagine. Quindi, e scusate se è qualcosa di scontato, voglio dedicare questa festa a voi che, vi giuro continuo a chiedermi ogni giorno perché, ci seguite. Non siamo perfetti, la nostra linea editoriale è “A cazzo de cane”, diamo sfogo alle nostre frustrazioni battendo sulla tastiera idee e pensieri spacciandole per recensioni e approfondimenti, eppure siete ancora qui. Per carità, ci mettiamo davvero l’anima in quello che facciamo, e probabilmente sarà il mio essere ipercritico che mi acceca, ma ogni volta che vedo su facebook qualcuno che condivide un nostro articolo o, ancora più incredibile, trovo in giro qualcuno che ci conosce e, addirittura, ci segue, rimango basito (F4) mentre dentro al mio cervello dei piccoli omini cominciano a far scoppiare mortaretti. Quindi, fresconi, grazie per essere ancora qui con noi dopo tutto questo tempo. Se poi volete farci davvero un bel regalo di compleanno, fate in qualche modo sapere al mondo che esistiamo anche noi. Tipo imbrattando il palazzo del comune con il nostro logo. Ciao teppisti. Vi voglio bene.

[symple_testimonial by=”Il vero post di Marco”]Esticazzi. Nun te temo. E il dramma della Palestina? *nonono* Nati per soffrire, Federì, nati per soffrire. Comunque mitici. Veidt.com. Mi state a fa parià tantissimo. Nun te merita. Davide, stai andando in bagno? Che Chris comunque si fa la sbatta, eh. WUAGLIO’. Le coppie si fanno i regali, festeggiano un mese, due mesi e poi gli anni. Oh, ma ci mettiamo ‘sto AdSense, allora? V per Vendetta. Mi ha chiesto se volevo tagliare il suo kebab. Random.org. La Furia. Dio Giallo. I più belli della festa.[/symple_testimonial]

Francesco Riccobono

francesco kelvoStiamo diventando grandi: tre anni. TRE! Saltiamo, corriamo, facciamo stupidaggini e ci facciamo male, ma siamo già in grado di allungare la mano e prendere quello che vogliamo. Roma per esempio. Tre anni sono tanti, anche per chi, come me, è presente dai primi spasmi di questa idea. Tre anni sono niente in confronto a quello che ci aspetta per l’avvenire. Tre anni con The Shelter sono stati unici, vitali. Con un cuore indipendente, fra altri tre anni saremo ancora lì a dirvi: ci siamo e siamo felici di esserlo. Perché mandare avanti in questo modo le nostre passioni non è facile, ma è incredibilmente soddisfacente. Quindi auguri amici e buon compleanno a tutti!

Federico “Furia” Nejrotti

furiavatarMi batte sempre il cazzo dover scrivere certe cose: The Indie Shelter esiste da 3 anni ma quando tiri avanti a ritmi di quattro articoli al giorno tutti i giorni sin dall’inizio qualunque sentimentalismo va a farsi fottere, sostituito da una mera e soddisfatta sensazione di stanchezza. Un anno fa avevo elencato tutte le cose che The Indie Shelter mi aveva lasciato, tutti quei modi di dire folkloristici che capiamo solo noi della redazione: quelle situazioni surreali che abbiamo vissuto assieme, quei momenti da osteria che ripercorri di tanto in tanto quando si è insieme. Io sono giovane, forse un po’ troppo giovane per prendere con sufficiente serietà tutto questo perché c’ho gli sbalzi ormonali, le ragazze che mi lasciano, le serate piene di cose poche consone al concetto di “professionalità”. Però da 3 anni a questa parte mi porto dietro una gioia, un lume che mi fa capire che anche se tutto questo non dovesse portare a niente io non ho fallito. Io ho aperto The Indie Shelter quando ero alto un metro e un cazzo, assieme a quel ciccione di Davide Fiandra e al defunto Aurelio: ai tempi si chiamava Indie For The Masses, prima ancora Omiminpo; non è importante. La cosa importante è che sebbene adesso tutti quelli che hanno cominciato con me non mi seguono più in questo Vietnam, posso dire di averne trovati altri. Il mio unico grande merito in tutto questo è di essere stato capace di volere così tanto bene a The Indie Shelter che ora che la mia vita non mi permette di volergli sempre bene come vorrei ho trovato ed ispirato altre persone a tal punto che il mio cucciolone prediletto può sopravvivere senza di me. Non so se avete mai vissuto una sensazione simile, ma va le auguro, perché è una sensazione stupenda. Auguri mia piccola grande fogna di Calcutta.

Andrea Ortenzi

AndreaIn uno dei suoi specialissimi speciali, Marco (che poi per gli amici veri, quelli che ti chiamano come ti battezzi tu e non come ti battezzano, è Astro) ci rivelava che il suo sogno nel cassetto era scrivere per TGM, una rivista che segue da che ne ha memoria, di quelle che un nerd come si deve tiene sul comodino accanto al letto, fra l’abat-jour a forma Cthulhu e Il Signore degli Anelli. Ecco, se proprio dobbiamo partire da uno spunto, guardiamo all’opera di Tolkien: io non l’ho mai sofferta. Non è che non c’abbia provato, eh, è che dopo aver letto il primo libro mi sono ritrovato a volare a testa in giù per la stanza, con i testicoli gonfi come palloni aerostatici. Come non ho mai saputo apprezzare tutta la parapippa di Frodo e compagnia cantante (che, se non conoscete, è riassunta nel dettaglio qui), allo stesso modo non sono nemmeno mai stato un lettore troppo assiduo di testi, critici e non, relativi ai videogiochi. Non vorrei essere frainteso: sono sempre stato un grande appassionato dell’aspetto prettamente fisico dell’esperienza, è che quello critico non mi interessava abbastanza. Certo, come sicuramente sarà successo a molti di voi, spesso e volentieri capitavo su CENSURA, CENSURISSIMA o STRACENSURA, per leggere qualche news, buttare un occhio sull’ultima recensione e via dicendo. Però, forse anche a causa di toni troppo accademici ed attenzioni eccessivamente generose ai comparti tecnici, non mi sono mai particolarmente appassionato a nulla. Poi ho infilato il naso in questo rifugio pieno di matti scocciati e li è iniziata a venirmi qualche fregola. Approfondimenti, news, articoli, controarticoli e recensioni; non era importante di cosa si stesse parlando, il colpo di fulmine era dovuto al come, e non è solo che non ci capisco nulla di ram, cpu, esacore e via dicendo, è che proprio non mi interessava, non mi interessa e, credo, continuerà a non interessarmi. La lente d’ingrandimento smetteva improvvisamente di focalizzarsi sulla definizione dei muscoli e la quantità di poligoni, perdendosi in voli pindarici rigorosamente “A CAZZO DE CANE” che si concludevano con un’idea precisa di cosa avrei potuto aspettarmi dall’opera presa in esame piuttosto che sui gradi di surriscaldamento del mio pc. Pian piano ho incominciato a voler far parte dei più belli della festa, un po’ come Astro guardava a TGM. Alla fine è successo che siamo tutti e due dove vorremmo essere, felici come pasque, a scriverci stronzate su Steam quando la voglia per buttare giù qualcosa è poca e a scrivere qui quando invece è tanta. E forse mi sono dilungato un po’ troppo, ma alla fine l’autoreferenzialità è necessaria quando si parla di un progetto che, dietro terabyte di testo, c’ha un sacco di fantastici fresconi (si Aurè, FRESCONI, prima m’attacchi i modi di dire e poi mi lasci solo a piangere all’angolino), una roba che è riuscita a rendermi continuativo quando, per mille altre cose, non ho mai resistito per più di un mese. E insomma, la morale è che io devo tagliare corto, che The Shelter Network è una figata da ben tre anni e che quindi tanti auguri a voi, ma soprattutto tanti auguri a noi.

Andrea, reclutato per The Shelter.

Andrea, reclutato per The Shelter.

Stefano Talarico

Stefano TalaricoDegli amici, dei compagni di malefatte, una famiglia. Questa, in poche parole, l’evoluzione dei rapporti all’interno dello Shelter. E poco importa essere arrivati dopo il trionfale inizio di Indie, perché da lì in avanti è stata una piccola, ambiziosa scalata verso nuove vette e nuovi traguardi. Una scalata che, ovviamente, in tre anni abbiamo (ve l’ho detto che ormai sono inserito) solamente iniziato: per questo, come dice il signor Wolf, non è ancora il momento di farci i pompini a vicenda… però oh, se non facessimo casino e non sfruttassimo occasione per festeggiare non saremmo noi, e se siamo durati così tanto vuol dire che, tutto sommato, va bene anche sbracare ogni tanto.
Quindi alziamo il calice, e uniamoci in un ideale brindisi per The Shelter: possa vivere altri cent’anni gloriosi, sempre al massimo e nell’immarcescibile ruolo del più bello della festa.

O, quantomeno, che non faccia la fine di Aurelio. Cheers!

Carmelo Baldino

Carmelo BaldinoEravamo io, il #miticodavide Fiandra (fu xdavidx prima di farsi permabannare) ed il prode Kelvan Riccobono (il Guardian della Gnocca). No non è una barzelletta. Passavamo le giornate sul forum della KA$TA di Gamevillage a parlare del Sacro Ruolismo, di quanto fosse figo Avellone, di “Cosa è un Gioco di Ruolo?” e di quanto Bethesda stesse brutalmente consolizzando il genere RPG. Ma “Non Solo Fallout” cominciava ad essere un luogo troppo stretto per i miei logorroici Wall of Text di 99999 caratteri ed avevo già troppe rotelline dei mouse sulla coscienza. Fu allora che il #miticodavide mi contattò su Steam e mi fece una di quelle proposte alla Marlon Brando con le noci in bocca: predicare il Verbo del Sommo Avellone sul sito dei più belli della festa, tra i quali c’era anche il Kelvan nazionale. Non potevo rifiutare. Era una chiamata alle armi, un modo per uscire dal piccolo mondo chiuso dei forum e cominciare a far propagare il Verbo nell’etere di una nazione che era da troppo tempo schiava degli slogan populistici di Bethesda e Bioware. Ed oggi eccomi ancora qui, in questa stupenda famigghia fatta di bella gente che mi fa sentire a casa, tra guerre sanguinarie contro la KA$TA dei Doritos e la mafia di Merdacritic, sfide all’ultima photoshoppata epica con un sempre mitico Astro Tassani, trollate a Bethesda senza che spunti il solito moralizzatore di turno col forcone e il cartello “SIETE TUTTI HATER! VERKONNIA!”, perculate affettuose per il fioraio più dolce del pianeta e quel suo amore feticista nei confronti di quella cagata biblica di Krater (ciao Frankie!), risate, locura e riflessioni filosofiche alle 4 del mattino nel segretissimo gruppo di Faccialibbro, hype per il prossimo romanzo lovecraftiano de “Er Solitario de Roma” Di Felice, ritardi nella consegna degli articoli con il Kelvo che mi frusta con amore quando mi abbandono all’ozio, recensioni di 99999 caratteri che nessuno legge perché “TL;DR” (il SEO ringrazia!) e tanto, tanto altro. Sono ormai passati 2 anni da quando mi hanno adottato e oggi, mentre mi asciugo le lagrime virili, The Shelter ne compie 3 di anni. In questi momenti bisogna stringersi tutti sotto lo stesso cielo di Berlino e soffiare insieme su queste 3 candeline, esprimendo un desiderio comune: continuare dritti per la nostra strada e rimanere sempre quelli che “scrivono le cose che la KA$TA non scrive!” (ciao Maglione, ovunque tu sia finito!). Tanti auguri di Buon Compleanno allo Scielter, alla famigghia e soprattutto un grazie virile a voi coraggiosi che c’eravate, ci siete e ci sarete anche quando vi diciamo che il vostro giochino del cuore è nammerda peggio di Krater. E non me ne vogliano le vostre rotelline dei mouse se anche solo per dire “Auguri!” vi ho propinato l’ennesimo cazzo di WoT immenso. Mi fischiano le orecchie che è una bellezza ma vi voglio bene lo stesso.

Lorenzo Bonaffini

lorenzoQuando Marco “Astro” Tassani mi scrisse per dirmi che avevo una chance di entrare a far parte dei più belli della festa non avevo idea a cosa stessi andando incontro. Ero un verginello di blog e, con quel pizzico di incoscienza, mi tuffai subito nel mio primo articolo di prova. Una retrospettiva un po’ cazzona sui Galaxie 500 convinse i grandi capi. Ed eccomi qui, un anno e cinque mesi dopo, più di cento articoli scritti e la meraviglia per essere riuscito a portare avanti qualcosa nella mia vita con una certa continuità (ciao mamma, giuro che quest’anno mi laureo!). In tanti hanno usato il termine famiglia, a me invece The Shelter ricorda più una classe alle superiori – anche se più quella di un ITIS dato che ci stanno poche fregnette – nel suo sapersi districare così sapientemente tra serietà, goliardia e tanto sentimento. Nel corso di questo mio anno e (quasi) mezzo di militanza ho imparato tante cose: la frusta dei capi-redattori mi ha insegnato ad essere più puntuale (ciao capi, giuro che smetterò di consegnarvi gli articoli un’ora prima della pubblicazione), ho capito cosa vuol dire avere una visione di insieme verso un obbiettivo comune e ho sentito, fortissimo, un senso di appartenenza sublime. Auguri a tutti noi e auguri anche ai nostri lettori (soprattutto i coraggiosi che si ostinano a leggere ancora le mie noiose ludologie), nella speranza di poterci sentire l’anno prossimo con l’immutata voglia di continuare a perdere tempo tra un wordpress, un fiore di Frankie e tanta, tanta locura.

Dario Oropallo

darioThe Indie Shelter, The Game Shelter ed infine The Shelter Network: qualche tempo fa mi consideravo l’ultimo acquisto ed ora sono un veterano. Sono solo tre anni, ma sembrano di più. Per le soddisfazioni, le cavolate, il divertimento, la fatica. Complimenti a tutti, anche a voi lettori (per la pacienza).

Ora però mi preme un appello. Mi rivoglo a te, biondo gemello di Edgar di FF6. Mi rivolgo a te, che purtroppo sei napoletano come me, mr. Fiandra, Davide, Roberto, Salvo. Aurelio se ci leggi, dacci un segno della tua esistenza. Dicci che sei ancora tra noi!

Il Drago d’Oro – il giorno prima. Live.

Federico “Frankie” Bortot

frankieSono tre anni di The Indie Shelter, ci credete? Ebbene, in verità avrei tantissimo da dire a proposito, per cui inizierò dalla cosa più importante: The Indie Shelter è stato per me un’ancora di salvezza. Quando la mia vita era moderatamente a pezzi, quando pensavo di non riprendermi più, quel bel frescone del Di Felice mi contatta e mi fa: “We pasticcino al burro di rame, che te vuoi mette a scrive su sto Indie Mapphia Madafaka Shelter? Allora mandaci un articolo di prova, bellapettutti ciao.” E quando sono entrato ufficialmente a far parte della ciurma (dopo aver presentato un articolo su Bastion) il mio primo lavoro è stata la recensione di Gateways. Da lì in poi è stata un’esperienza fantastica e impegnativa, ma che mi ha permesso di diventare quello che sono: ho trovato un valvola di sfogo in cui riversare tutta la mia creatività, ho migliorato (o almeno, ci ho provato) la mia scrittura e come se tutto ciò non bastasse, sono entrato in una mega famiglia super fantastica. Tipo che io e Astro passiamo le giornate a feedare i russi su Dota 2, Mr. Richgood mi fa la predica quando dimentico di impaginare a dovere gli articoli, Sir. Lefthandeds mi ha assegnato una quest che ha segnato la Vita mia e di tanti altri intorno a me, Aurone me lo sogno di notte e mi supplica che devo andare a liberarlo su una nave di pirati in Malesia, Fabio e Andrea (e tutti gli altri in colonna) che mi sfottono per la mia passione floreale, condivisa tra l’altro con il buon Salvo; poi vabbè, c’è la Furia Nejrotti che è tipo il meglio del mondo e da grande voglio essere come lui, c’è Rugerfred con le sue improponibili camicie hawaiiane ma che gli piace Krater (mica come a quel skifozo di Karmelo con il suo Ka$taVellOne1!!!), poi Ennio e la sua jappofestosità che ha ucciso e sacrificato agli dei dell’Olimpo il povero Otamatone così da garantire il successo dello Shelter. Saluto anche tutti quello che non ho nominato direttamente, ma a cui sono comunque affezionato. Insomma, avrei storie da raccontare e altre che è meglio portarmi nella tomba, però per me lo Shelter è una cosa bellissima e vi voglio tutti bene, soprattutto alle ragazze carine e single che mi leggono. :*

Even Shelter likes The Shelter 😛 Auguri!

Sebastiano Battaglia

sebastianoMolti si domandano se il destino esiste. Se qualunque azione che noi compiamo faccia parte di un disegno più grande che non possiamo controllare e decide per noi la direzione che prenderemo, cosa ci succederà e soprattutto che fine faremo. Che sia Dio, il Pleroma, il Fato in persona dipende da quel che credete, ma da quando faccia parte dei più belli della festa, io ho iniziato a credere nel destino. Una festa dove tutti sono seduti in cerchio sulle sedie di plastiche in silenzio a bere ginger, un tizio barbuto inizia a parlare di filosofia e della situazione in Palestina, giunti più o meno a 10 minuti di serietà si alza un tizio mentre agita le braccia e grida “Poppe”. In un attimo, tutti gli altri invitati si alzano dalle loro sedie agitando le braccia gridando all’unisono “Poppe”, ecco, questo è The Shelter, e mi sono anche mantenuto sul decente. Ma vi starete domandando, perché parlo di destino? Perchè il modo in cui sono entrato a far parte di questa bella famiglia (e non è una paraculata, dovete esserne dentro per capire davvero il valore di questo gruppo) non può essere altro che collegato in qualche modo ad un disegno divino. Molti hanno già citato, e citeranno, il sosia di padre Maronno e di un tizio che fa le colonne sonore con la bocca su youtube, Marco Tassani, sto grandissimo… nerd, lo conoscevo già dai tempi in cui su Ultima Online aveva tentato di diventare Re del più importante regno umano di quel mondo virtuale che vedeva anche me protagonista. Astro fu Re per qualche giorno, ma i cattivi cattivi che urlano, di cui facevo parte, decisero che il buon vecchio Astro doveva essere esiliato perchè non era abbastanza power player per noi. Da Re(ietto) venne esiliato e fu del mio personaggio il compito di scortarlo a fanculo fuori dalle terre dei lameroni. Il destino volle che io colloquiassi con sincerità con Astro e lui, con il suo carisma e la sua prepotenza mi convinse che, alla fine della giostra, il meritevole della corona era colui che avevo appena spinto su una barca e che poi vidi allontanarsi all’orizzonte dorato del mare, mentre gridava qualcosa del tipo “Viva comunque la fregna!”, ora non ricordo bene comunque…
Comunque sia, senza divagare troppo, Padre Maronno era anche mio amico in real life e soprattutto sullo strumento del diavolo faccialibro, lì il Tassani postò un link. Quel link cercava anime da scrificare per un sito di nome Indie Shelter, dove un gruppo di pagliacci scriveva robe su giochi che non si cagava nessuno perchè poco mainstream. Decisi di tentare, mi fidavo di padre maronno, “pareva che fosse santo”, quindi non avevo nulla di cui preoccuparmi. Mi misi a scrivere robe noiose su alcuni giochi indie da mandare in prova, ma niente, non ero soddisfatto. Così scrissi una recensione sul Solitario (si avete capito bene, il Solitario di Windows) pensando, vabbè tanto mi scartano, al massimo, ci riprovo quando avrò idee migliori. Ebbene signori, quando Mr Richgood mi contattò su Steam in maniera tutta perfetta e formale parlando seriamente del mio articolo non sense, mi resi subito conto che il mio destino di fancazzista era tra di loro.
Ricorderò quel momento per tutta la mia vita perché entrai a far parte di una vera e propria famiglia, composta da persone VERE. Sono qui da poco più di un anno e non ho mai assistito a litigi o macchinazione di sorta, ragazzi, non ho mai sentito nessuno parlare alle spalle di nessun altro. Devo trovarmi in paradiso. Non ci crederete ma The Network Shelter è davvero il posto migliore dove parlare di videogiochi e non solo. Un gruppo dove esiste la solidarietà tra i componenti, ed anche se a volte dall’alto ci bacchettano o capita che si lanciano frecciatine, alla fine, finisce sempre con un grande brindisi ed una stretta di poppe, ehm di mano.
Il destino mi ha portato a scrivere per The Shelter e spero, che lo stesso di disegno, mi porti a pigiare tasti a caso sulla tastiera ancora a lungo per il network migliori di tutto il web, compresi pure quei siti della Khasta dove gli dicono cosa scrivere, ventuti!
Vi voglio bene. Auguri “sito migliore di ***” con un omaggio al grande nostro compianto Aurelio.

Giuseppe Colaneri

coleblackIo a momenti non ci son dentro nemmeno da tre mesi e TIS compie tre anni. Che dire, se non che ho un grande culo? Cioè: mi becco il compleanno, mi son beccato dei gran giochi – probabilmente i più bei degli ultimi mesi – e solo qualche schifezza. La redazione è scema quanto basta e c’è pure qualcuno che mi considera uno scrittore decente. Mi ripeto: che culo! E buon compleanno a tutti, ovviamente.[symple_spacing size=”40px”]

Salvo “Tracotanza” Martino

codec tracotanza Qualche tempo fa, il nostro mitico Ortenzi, alle prese con la lettura del mio blog di merdate, mi propose di scrivere allo Shelter quando avrebbero allargato il loro personale. 
Io lo Shelter lo conoscevo, perché son uno di quegli stronzi che pensa che il videogioco ha qualcosa in più da raccontare che gameplay/grafica/trama, mi piacevano le ludologie, lo stile unico delle recensioni e tutto l’interesse mostrato verso il mercato Indie.

Mio cuginetto di tre anni, l’altra volta, ha deciso di venire a petare dentro la mia stanza, dicendomi molto onestamente: “Così ti lascio la mia puzza”. Lo Shelter è un po’ come il mio cuginetto, che viene a lasciarti la puzza per farti sentire la sua presenza, giusto perché un profumo lo possono mettere tutti, ogni peto ha una sua fragranza particolare, e i nostri, nel bene o nel male, rimangono fissi nelle vostre narici.

Certo, la puzza della mole di giochi di merda che mi sto ritrovando a recensire (al contrario del nostro Coleblack, mannaggia a te e al tuo culo) non è mai gradevole, ma mi piace pensare di stare facendo qualcosa di utile per tutti i videogiocatori, e spero di continuare a farlo per gli altri 3 anni, e tutti gli anni successivi, perché lo Shelter è il sito di cui il web ha bisogno. 
Auguri!

Davide Mancini

davideutileCosa dire? Che li odio tutti. Perché impaginare st’articolo è stato il male assoluto. Per cui, ciao.

In realtà è stato bellissimo, invece, perché in questo wall of text improbabile c’è tutto quello che rende The Shelter Network uno dei migliori (sì, fanculo la modestia) siti indipendenti che parlano di videogiochi: amore, incoscienza, spirito di gruppo. Le nostre vite sarebbero diverse se non ci fosse The Shelter, quella conversazione perennemente aperta con gli altri (ir)responsabili del gruppo potrebbe raccontarvi per filo e per segno le nostre vite, perché è una sorta di diario condiviso in tempo reale. In quest’anno passato con i più belli della festa, non potrò mai dimenticare i brainstorming su Skype, le nottate per decidere il nuovo layout, un’estate passata davanti al codice, le lezioni di design fatte al buon Fabio, ma soprattutto il mini-raduno a milano per la Gamesweek, la serata passata con il Nabacchio, ma anche le scampagnate romane con Mauro, Andrea e Lorenzo, compagni di nottate di delirio sul mondo. Poi cosa dire di Marco? Conosco Astro da 13 anni e bon, è sempre stato il mio fratellino, benché sia il doppio di me, certo. Era destino, forse, che un giorno si lavorasse assieme, era destino che insieme raggiungessimo obiettivi che 13 anni fa solo sognavamo. Insomma, The Shelter è la dimostrazione che credere nelle cose è bello e porta cose buone. Ma richiede che ci si faccia un culo enorme. Con fierezza.

Sì, forse le nostre vite senza The Shelter sarebbero più produttive, ma anche decisamente più povere. 
Auguri a noi, grazie a tutti voi. Ma soprattutto ad Aurelio, ti amiamo, ovunque tu sia.

#theshelter #gamesweek