Batman v Superman: Dawn of Justice – L’alba di una nuova era

Affidare la recensione di un film come Batman V Superman: Dawn of Justice a me non è la scelta più saggia che si potesse fare. Io non sono un critico, non sono un influencer, sono un appassionato aspirante giornalista. Capisco – e non pretendo di capire oltre – di cinema limitatamente alle emozioni che mi trasmette e alle sensazioni che provo all’uscita dalla sala. In più, stavolta, c’è un altro problema grande: oltre ad essere un assiduo divoratore di fumetti supereroici, Batman e Superman sono i miei “genitori” . Ho sempre risposto a chiunque me lo chiedesse che scegliere tra uno dei due sarebbe per me come scegliere tra mamma e papà. Ho iniziato ad amare i fumetti di supereroi sulle pagine del Batman di Frank Miller e del Superman di Alan Moore e John Byrne. Da bambino sono cresciuto guardando i loro cartoni animati in televisione, i film di Tim Burton e di Richard Donner. Mia nonna mi aveva cucito un mantellino e, a otto anni, facevo finta di essere un giorno Batman e un giorno Superman salendo sulle sedie del tavolo.

Non voglio dire con questo di essere un hardcore fan, perché non lo sono: voglio però dire che sono innamorato di questi personaggi. Ce li ho dentro, fanno parte di me e della mia vita da sempre. Ragion per cui quando venne annunciato, al Comicon di ormai tre anni fa, il progetto di realizzare un film che vedesse i miei due eroi insieme per la prima volta sullo schermo, esplosi letteralmente dall’hype. Perché sapete, io sono uno dei pochi che ha trovato L’Uomo d’Acciaio un film discreto e non totalmente da buttare, ma soprattutto una grande storia su Superman o, quantomeno, un’efficace nuova narrazione del mito supermaniano pur con tutti i limiti e problemi del caso. Di Zack Snyder avevo già apprezzato 300 e Watchmen soprattutto, e si può discutere quanto volete delle sua capacità come regista ma la sua abilità di costruire delle inquadrature che siano praticamente delle tavole viventi e la sua particolare cura per la fotografia sono indubbie.

Quindi, eccoci qui, tre anni dopo. Un’attesa che, vi giuro, mi è sembrata infinita: dopo una vita di speranze disattese, sapere che il film era davvero in lavorazione, vedere le immagini, i trailer, fare a spallate con le scelte di casting – ricordo ancora lo sgomento che ebbi all’annuncio di Ben Affleck come nuovo Batman – barcamenarsi tra rumor e news era esaltante quanto devastante. Ma ci siamo arrivati. E ci siamo arrivati cercando di avere la mente più sgombra possibile: avevo già sentito opinioni molto contrastanti in rete, e pur nutrendo la grande speranza che il film fosse un capolavoro una parte della mia mente era sia ben consapevole di quanto questo fosse impossibile sia terribilmente spaventata che il lavoro di Snyder potesse non piacermi affatto. Se tutta la faccenda del “più grande scontro tra gladiatori che la Terra abbia mai visto” non fosse stato altro che un pretesto per schiaffare sui poster due icone pop che richiamassero le folle al loro dovere di tirar fuori la pecunia? Se fossi stato tradito dal mio stesso sogno di bambino?

L'incontro alla biblioteca

“Adoro mettere insieme le persone!”

PROMESSE IN PARTE MANTENUTE

Questo, per fortuna, non è accaduto. Anzi, ho adorato questo Batman V Superman. Sono uscito felicissimo dalla sala nonostante i tanti ed evidenti difetti. E questo rende il tutto ancora più difficile, perché adesso non so come spiegarvi perché mi è piaciuto senza sembrare un cieco fanboy, e avrò il dubbio fino alla fine di avervi tradito e non essere stato obiettivo. Ma ci provo. Non spenderò molte parole sulla trama, perché come struttura la si conosce già da tutto il materiale pubblicitario. Badate bene però: diffidate da chi dice che ci hanno già mostrato tutto nei trailer, perché vi assicuro che non è così. Almeno due o tre plot twist sono stati assolutamente inaspettati e mi hanno fatto saltare sulla sedia, sconvolto: a tratti, Batman v Superman ha dei momenti assolutamente sublimi, a cui però fanno da contraltare delle cose per le quali vorresti veramente picchiare gli sceneggiatori Goyer e Terrio. L’inizio del film ha un taglio incredibile, da documentario di strada sull’Undici Settembre. Vediamo la battaglia di Metropolis, tanto infamata nel post-Man of Steel per l’eccessiva distruzione. E vediamo che il popolo della città l’ha vissuta esattamente come noi, il popolo delle poltroncine e delle critiche da tastiera: due esseri dal potere immenso hanno distrutto palazzi e ucciso migliaia di persone nella loro furia divina, mentre noi piccole formichine non abbiamo potuto fare altro che guardare. Un punto di vista inedito che serve per introdurci al rancore di Bruce Wayne e alle sue motivazioni: vedere sullo schermo la battaglia da quell’angolazione, anche dopo averne avuto un assaggio dai trailer, è assolutamente disturbante e rende in maniera perfetta quella sensazione di impotenza palpabile non solo in Bruce ma in tutta la popolazione.

Qui s’innesta la tematica principale del film: la legittimità del potere. Non tanto il senso dell’essere eroe, o la ricerca del tipo di eroe migliore, quanto il dilemma etico dell’uso di quel potere posto in posizione naturalmente – direi darwinianamente, come ci viene anche suggerito durante il film – sovraordinata. Quale può essere il posto di un essere così potente, la cui sola esistenza mette in discussione l’intero impianto dei governi mondiali? Con quale fiducia si può affidarsi a un alieno che potrebbe distruggerci tutti se solo volesse? Non si tratta solo di uno scontro di ideali. Quella di controllare Superman per Batman è prima una necessità e poi un’ossessione che sfocia pericolosamente nelle stesse fobie d’inferiorità del Lex Luthor di Jesse Eisenberg, forse il personaggio più chiacchierato del film: un’interpretazione atipica, lontana dalla comica maestà del classico Lex cinematografico mai veramente simile alla sua controparte cartacea. Lex in Batman V Superman è un nerd magrolino pieno di tic, a metà tra lo Zuckenberg de The Social Network e il Joker de Il Cavaliere Oscuro: è fin da subito uno psicopatico che fa anche una certa fatica a passare semplicemente per eccentrico, è un outsider straricco le cui stranezze vengono accettate solo per il pacco di soldi che valgono, inviso al governo ma necessario per ciò che sa e che può scoprire su tecnologie sconosciute potenzialmente miniere d’oro ora che gli equilibri di potere del mondo sono totalmente cambiati. E la Kryptonite, il vero game-changer della storia, il cui uso deterrente corre sul limite dell’arma d’uccisione, è il perfetto emblema di tutta la faccenda: Superman dall’alto del suo volare ne ignora perfino l’esistenza, mentre il resto delle parti in gioco si affanna ad appropriarsene per recuperare in qualche modo la supremazia. Luthor soprattutto fatica a nascondere l’invidia per il kryptoniano, perché “cos’è la conoscenza se non è supportata dal giusto potere”? Tutta la sua intelligenza non serve a niente quando esiste quel tipo di forza. E per Lex, ossessionato dalla mitologia e dalla teologia, ragazzino ferito imprigionato nel corpo fragile di un adulto mingherlino (le cui mire si espandono ben oltre i suoi limiti fisici) che si è dovuto reinventare come oltreuomo nietzschiano, la semplice esistenza di Superman è un insulto.

Superman è visto come un santo

La simbologia messianica del Kryptoniano è estremamente rilevante

POTERE AL FUMETTO

“Il potere logora chi non ce l’ha”, ed è esattamente questo che traspare dai comportamenti di Lex; la recitazione di Eisenberg è volutamente sopra le righe, al limite del fastidioso e dell’eccessivo e forse quel limite viene anche superato in alcuni momenti, ma è tutto funzionale alla struttura della trama che riesce a dosare in maniera precisa ma non sempre puntuale tutti i tanti, magari troppi elementi in gioco. Troppi perché, ad esempio, la durata faraonica – due ore e trentaquattro – contiene almeno quaranta minuti di narrazione assolutamente non necessaria ai fini del film in corso, ma che sono fondamentali per l’altro tema: la costruzione dell’universo cinematografico DC Comics. La stessa Wonder Woman, uno degli elementi meglio riusciti del lungometraggio, introdotta meravigliosamente dal suo tema molto rock nella fantastica colonna sonora di Hans Zimmer e Junkie XL, è solo il pretesto attraverso il quale introdurre i metaumani e la necessità di creare un gruppo che possa non solo rispondere alle minacce troppo grandi, ma anche che serva da sistema di controllo dei suoi stessi membri. Certo, è un pretesto molto ben fatto, e Gal Gadot ci offre non solo una Principessa Amazzone grintosa e combattiva, ma anche una Diana Prince sensuale che ruba la scena ad ogni comparsa; ma sempre un pretesto è. Però, ancora, la questione del potere ritorna prepotente, necessaria: e così ciò che cinematograficamente può risultare forzato e chiaramente costruito con specifici intenti di marketing, in quest’opera funziona: Batman V Superman preso come un film non è affatto un capolavoro, se invece lo si pensa come una graphic novel in live action ecco che tutto assume un altro senso, anche la narrazione frammentata che da vari affluenti narrativi converge poi nella seconda parte, molto più unitaria.

Batman V Superman è un albo che prende vita

È solo in quest’ottica che viene fuori il senso vero di quel modo di narrare i fatti: sembra di sfogliare un volume a fumetti, e le inquadrature slow-mo furbescamente rese ad arte da Snyder contribuiscono a creare questo effetto. Batman V Superman è un albo che prende vita, e rispetta e ricrea i canoni classici di quel media in un interessante tentativo di voler mantenere quel tipo di narrazione che al cinema, purtroppo, non funziona allo stesso modo (anche se vi sfido ad affrontare una storia di Grant Morrison senza avere il giusto background di letture alle spalle). Come nella migliore delle tradizioni, il team-up si compie nella sua struttura più classica, con gli eroi che vengono indotti a combattere tramite manipolazioni e stratagemmi, risolti anche con una certa semplicità per poi allearsi e combattere il vero nemico dietro le quinte. E lo scontro, quando arriva, arriva al meglio: viene dosato per non eccedere ed essere soddisfacente il giusto, e le mazzate che volano sono belle toste e coreografate come si deve nel rispetto sia degli stili di combattimento di entrambi i contendenti che delle loro personalità e motivazioni.

Questo, più di tutto, è il grande pregio del lavoro di Snyder che al cinema diventa però un enorme difetto: è un film scritto da fan, per fan, fatto per essere capito e amato fino in fondo solo da chi può riempire quelli che in sala sono buchi di trama con la propria conoscenza dell’universo fumettistico. Snyder riempie il film di indizi volti a far capire di cosa si parla e di cosa si parlerà in futuro e questi indizi possono essere colti davvero e pienamente solo con la giusta preparazione. Ma il passaggio di media tra fumetto e cinema è fondamentale in negativo, si sente tutto, e non si capisce se Snyder se ne avveda o meno – anche se io preferisco credere che sia stato voluto e cercato seppur non propriamente riuscito. La sensazione che ci siano aggiunte non necessarie è, come già detto, una verità: il film non ha bisogno di alcuno di quei momenti per raccontare lo scontro tra Batman e Superman, ma ha la volontà – e la necessità – di costruire qualcosa di altro e di più. E questo qualcosa di altro è quello che fa storcere il naso a chi cerca un film costruito nei canoni cui siamo abituati ma fa la gioia assoluta di chi desiderava vedere finalmente quegli eroi di carta prendere vita.

Batman accanto al batsegnale

Visivamente questo Batman è incredibile

EROI DI CARTA, IN CARNE E OSSA

Perché si può fare tutto il rumore che volete, ma non posso che confermare quanto detto da altri: questo Batman è il migliore mai portato al cinema fino ad ora. Di più: visivamente è il vero Batman, uscito direttamente dalle pagine dei fumetti. Possente, massiccio, rabbioso, vendicativo, spaventoso. Alfred – un ottimo Jeremy Irons, ricco di inaspettato aplomb – lo guida dalla Batcaverna via radio, e il nostro Pipistrello usa tutti i suoi gadget, e i mezzi non sono marchette ma finalmente davvero funzionali: Batsy non prende la batmobile e il batwing solo perché dev’essere una pubblicità per il merchandise, ma perché gli servono davvero per fare delle cose molto specifiche, o almeno è quella la sensazione meravigliosa che si è riuscita a ricreare. Le sue motivazioni sono palpabili, reali, comprensibili: è la versione ancora più estrema del vecchio e stanco vigilante ideato da Miller – tanto estrema da avere un tratto in particolare molto, molto difficile da digerire: uccide. O quantomeno spara con dei grossi mitragliatori ai cattivi, le cui auto esplodono e vengono calpestate senza pietà dalle ruote di una Batmobile che è un po’ la summa di tutte le versioni viste nei vari media. Muoiono, quei cattivoni? Forse si, forse no: resta il fatto che Batman non si fa troppi scrupoli a sparare – né se ne fa quando è il momento di risolvere lo scontro con Superman, che si salva davvero sul rotto della cuffia in quello che è in pratica l’unico momento in tutto il film nel quale Lois Lane non sembra davvero inutile, odiosa e fuori luogo. Nonostante questo grosso problema, che pur non essendo un’invenzione di Snyder esclusiva per questa versione del Pipistrello rischiava di snaturare completamente il personaggio, continuo a dire che Batman migliori per ora non esistono, e che se potessi scegliere vorrei sempre questo Batfleck qui, con queste movenze tirate fuori direttamente dalla serie videoludica di Rocksteady. Quella scena di combattimento nel magazzino che è pura antologia, quell’armatura e quei gadget che sono figate stratosferiche e ti fanno chiedere “ma perché non l’hanno mai fatto prima, cavolo?!”. Figo, ma meno convincente, il Bruce Wayne tratteggiato da Affleck, soprattutto per quanto riguarda il suo rapporto con le donne.

C’è poi tutta la questione sul chi sia davvero l’eroe, se Superman nel suo essere un etereo e intoccabile santo o Batman, col suo aspetto demoniaco ma simbolo delle capacità d’adattamento e del riscatto umano. E qui mi sposto al vero protagonista del film, Superman. Perché questo film è in primis il seguito de L’Uomo d’Acciaio che ha il coraggio di non rinnegare le scelte – alcune davvero pessime – fatte precedentemente. Anzi, le abbraccia e le rende parte integrante di questa mitologia, costruendoci sopra un Superman meraviglioso nel suo essere alieno, divino, superiore senza colpa e senza volerlo essere davvero: un contadino del Kansas che vuole solo aiutare e rendersi utile, ma la cui maledizione è quella di essere un novello Ercole, un essere semidivino che cerca disperatamente il suo posto ma non può né stare sull’Olimpo né camminare in mezzo agli uomini. Henry Cavill poi è un ottimo interprete per questo ruolo, in grado di regalarci delle scene molto carine anche insieme a Amy Adams e alla sua Lois – anche se manca del tutto il duo Kent & Lane, giornalisti d’assalto, ed è un peccato. La sua presenza fisica è incredibile, capace di fornire momenti di quieta dolcezza come di assoluta e spaventosa furia, la metafora messianica sottesa con intelligenza, e la malinconica tristezza quando non riesce a capire l’umanità che lo circonda, che da un lato lo osanna e dall’altro lo teme, creano un affresco complesso e meraviglioso sull’Uomo d’Acciaio che non ci era mai stato fornito con questa profondità e con queste intenzioni. Non a caso, le sue ragioni per cercare lo scontro non derivano semplicemente da una divergenza di opinioni e metodi, ma anche e soprattutto dalla necessità di salvare delle vite.

Perfino il megamostro finale, quel Doomsday che è in primis un obbrobrio di CGI, trova il suo compimento e il suo senso con una scelta coraggiosissima – anche se bisogna ammetterlo, piuttosto telefonata – che pone un’ulteriore pietra miliare in questo nascente universo narrativo costruendo un finale malinconico ed evocativo – prontamente rovinato dall’inadeguatezza del discorso finale “volemose bene e uniamoci tutti perché ho la sensazione che arriveranno altri cattivoni belli grossi”, che se fosse terminato due linee prima di questa battuta sarebbe stato meraviglioso ma invece è entrato di diritto in quei momenti che ti portano via le mazzate dalle mani di cui sopra.

Batman v Superman: Dawn of Justice non è assolutamente un film perfetto. Non piacerà a chi non ama Snyder e il suo modo di girare. Non piacerà a chi cerca un prodotto costruito alla Nolan, realistico, grounded. Chi non sa niente di fumetti se lo godrà come un film d’azione roboante e chiassoso. Chi è un lettore di comics americani supereroici, addentrato nell’universo DC e soprattutto amante dei toni più oscuri, grim-and-gritty, lo adorerà. Nel mio cuore, è un nove pieno e assoluto nonostante i tanti difetti.

 

Batman V Superman: Dawn of Justice
7,5 Voto
Consigliato a
Chi non sa niente di fumetti che se lo godrà come un film d’azione roboante e chiassoso. Chi è un lettore di comics americani supereroici, addentrato nell’universo DC e soprattutto amante dei toni più oscuri, grim-and-gritty, che lo adorerà.
Sconsigliato a
Chi non ama Snyder e il suo modo di girare. Chi cerca un prodotto costruito alla Nolan, realistico, grounded.
Criterion 1