Brooklyn di John Crowley

Uscito in patria lo scorso novembre, arriva finalmente anche in Italia, dal 17 marzo, Brooklyn di John Crowley, adattamento per il cinema firmato da Nick Hornby del romanzo omonimo scritto dall’irlandese Colm TóibínBrooklyn ha ricevuto tre notevoli nomination agli Oscar, come Miglior film, Miglior attrice protagonista e Migliore sceneggiatura non originale, senza purtroppo vincerne nessuno. Saoirse Ronan interpreta Eilis Lacey, una ragazza irlandese che vive in un piccolo paese dove fa fatica a trovare lavoro. Decide di rincorrere il sogno americano ed emigra negli Stati Uniti – siamo nel 1952 – in una casa condivisa con altre ragazze a Brooklyn, il quartiere newyorkese dove la maggior parte dei migranti risiede, almeno come prima tappa. Dopo essersi trovata un lavoro e un compagno, Eilis è costretta, per ragioni familiari, a tornare in Irlanda, dove sembra che alcune opportunità prima precluse, stavolta aprano invece a una prospettiva di vita ben più invitante. A questo punto Eilis dovrà decidere se restare con la madre nel proprio paese natio o ritornare dove era già riuscita a costruirsi una vita.

I due piccioncini Tony ed Eilis in tutta la loro dolcezza.

I due piccioncini Tony ed Eilis in tutta la loro dolcezza.

Dramma q.b.

Quasi due ore di girato per Brooklyn, che però scivolano facilmente fino agli ultimi fotogrammi. Crowley, insieme allo sceneggiatore Nick Hornby, gestisce e dosa molto bene gli equilibri di dramma e leggerezza, creando un deciso ritmo mai veramente noioso anche nelle parti più lente. Il film si presenta come un melodramma intenso, senza però esagerare nel mostrare il dolore, cosa che ci potrebbe aspettare da una storia simile, e lasciando più spazio alla costruzione di un legame empatico tra protagonista e spettatore. L’evento veramente drammatico, nella parte centrale, serve solo da catalizzatore per le due vite di Eilis, quella che tende a non abbandonare le sue radici e quella che vorrebbe vederla indipendente, nuova e realizzata. È qui che risiede il dramma del film, un dramma senza eccesso, così da dialogare con tranquillità con lo spettatore senza indurlo né ad un pianto disperato né al distacco emotivo verso degli eventi – la migrazione americana dello scorso secolo – che non lo riguardano particolarmente.

Il tuffo negli anni cinquanta viene tradotto cinematograficamente molto bene, sia ovviamente nei costumi, così come nelle scenografie, ma anche nella fotografia che tenta di “invecchiare” come con un filtro Instagram di due ore, delle immagini altrimenti troppo esplosive visivamente. Il lavoro tecnico dunque genera un risultato convincente che immerge chi guarda nel periodo storico narrato. Un po’ meno convincenti sono invece alcune trovate riguardo gli immigrati italiani del film, tra cui la famiglia dell’idraulico che si innamora di Eilis, talvolta un po’ stereotipati (una brutta tradizione che ancora persiste nel cinema straniero).

Brooklyn è un dramma senza eccesso che dialoga con tranquillità con lo spettatore senza indurlo né ad un pianto disperato né al distacco emotivo.

Le prove attoriali sono degne di nota, in prima linea la Ronan che in più di un’occasione dà modo di mostrarsi estremamente vera e convincente. La telefonata transatlantica con la madre a metà film è solo uno dei momenti drammatici interpretati magistralmente dalla giovane protagonista. Vuoi per le sue origini irlandesi, vuoi per una buona espressività di base, questo ruolo è tra i suoi meglio riusciti. Non da meno la performance del partner Emory Cohen che ci convince della sua italianità dall’inizio alla fine (anche se di italiano ha solo il ruolo che gli hanno assegnato), e comunque non viene minimamente oscurato dalla collega, anzi, il loro feeling è di una naturalezza squisita. Senza soffermarsi sul resto del cast, in generale possiamo promuovere praticamente tutti eccetto la famiglia italiana che stride un po’,  per i problemi di cui sopra.

Domhnall Gleason, già Il tiranno del Primo Ordine nel nuovo Star Wars, è la nuova proposta amorosa di Eilis in Irlanda. E giù di triangolo.

Domhnall Gleason, già Il tiranno del Primo Ordine nel nuovo Star Wars, è la nuova proposta amorosa di Eilis in Irlanda. E giù di triangolo.

In definitiva, Brooklyn è un romanzo visivo che vuole raccontare solo un piccolo spicchio della realtà migratoria del novecento, quello relativo alla storia di Eilis, appunto, soprattutto per mostrarci gli sconvolgimenti emotivi dati dall’abbandono di casa, ovvero del passaggio all’età adulta. Lasciare il luogo natio è una prova che non vivono solo i migranti, ma anche tanti giovani d’oggi, in fondo. Si è quindi cercato più questo canale di comunicazione verso lo spettatore, piuttosto che il racconto storico vero e proprio – che comunque c’è ed è ben realizzato. Sicuramente non è un film che azzarda, né denuncia criticità particolari di questo fenomeno, rimanendo sempre in una sfera molto contenuta e mai trasgressiva. Se da un lato si tratta di un pregio, anche perché il film funziona in tutte le sue parti, dall’altro gli si può rimproverare una mancanza di audacia che inevitabilmente non posiziona il film nella sezione degli imperdibili del genere melodrammatico.

Review 0
8 Voto
Consigliato a
Chi apprezza le storie romantiche non troppo drammatiche, ovvero non comprensive di malati terminali o altri elementi strappalacrime.
Sconsigliato a
Chi non sopporta i film drammatici e romantici, tanto meno le storie ambientate in specifici periodi storici.
Criterion 1