Daredevil – Stagione 2: L’Uomo senza Paura ma con un mucchio di Ninja

Sei a una brutta giornata di distanza dall’essere me” dice The Punisher a un Daredevil immobilizzato, legato con un catenone spesso così, in uno dei momenti più belli di questa seconda stagione del serial dedicato all’Uomo senza Paura di casa Marvel.
Lo scorso anno l’arrivo di Daredevil aveva sconvolto tutti gli equilibri che mi legavano alle serie televisive dei supereroi. D’un tratto il mio livello di interesse (e quello di tutto il pubblico che come me non credeva molto nella serialità del racconto supereroistico) era schizzato alle stelle. Da una parte c’erano ancora quei prodotti seriali poco interessanti, spinoff di personaggi ultra secondari apparsi nei film Marvel o deviazioni Teen di roba DC Comics, dall’altra una proposta cinematografica sempre più piatta che cadeva in canoni visti e rivisti sfociata in un dimenticabile secondo episodio degli Avengers. In questo scenario non proprio esaltante, il Daredevil di Netflix fu una bomba atomica: cattivo, violento, scorretto. Aveva la forza di non essere un’ennesima storia delle origini di un supereroe urbano, ma quasi un thriller sulla malavita, in cui le parti più azzeccate erano quelle fuori dal costume, quelle spese nel cercare di incastrare i malvagi per vie legali. Lo studio di Nelson e Murdock, la lotta contro Wilson Fisk che ruotava attorno a ritmi che parevano usciti da Gli Intoccabili. L’anima da città presa in mezzo in una guerra tra il rimorso di coscienza e la sete di sangue. E Daredevil/Matt Murdock seguiva proprio lo stesso percorso: spaccato a metà tra l’identità del Diavolo, che prova un gusto sadico nel rompere le gambe agli avversari, e l’avvocato che crede nella giustizia, nella legge e in Dio. A un passo dal diventare come il suo acerrimo nemico, avvalendosi della facoltà di decidere sulla vita e sulla morte delle persone.
La prima parte di questa season 2 inizia allo stesso modo. Il personaggio del Punitore si pone quasi a metà strada tra i protagonisti della prima stagione. Wilson Fisk, Matt Murdock e Frank Castle sono tre uomini che vogliono portare ordine in una città dove il potere è fortemente frammentato, eliminando gli ostacoli. The Punisher è la via di mezzo tra il senso di giustizia di Daredevil e lo sprezzo per la vita altrui di Wilson Fisk. Se Devil avesse superato la linea in quel confronto disperato con il suo diavolo interiore, sarebbe stato un assassino, proprio come lo psicopatico che la comunità è pronta a giudicare.

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Frank Castle sul luogo che l’ha cambiato per sempre.

Il Punitore è di certo l’aggiunta più interessante di questa seconda stagione. Il rapporto con i personaggi che gli ruotano attorno, da Devil a Karen Page, è ben scritto e il personaggio stesso è attualizzato in modo perfetto. Non è più il Vietnam di Born ad aver generato il mostro che gli abita dentro, ma l’Afghanistan e l’Iraq. La guerra cambia faccia ma non è mai davvero differente: Punisher è quella parte violenta degli Stati Uniti, quella psicotica, convinta che, con un’arma in mano e la legge dalla propria parte, possa far fuoco contro chiunque minacci la sua sicurezza. Dopo la tragedia che ha colpito la sua famiglia (ma in realtà già prima: Frank Castle sa perfettamente che la sua dimensione è il campo di battaglia, la warzone), Castle è diventato un macellaio con un senso di giustizia tutto personale.
Gli sceneggiatori di Daredevil sono stati in gamba nel descrivere questo processo lento che nel corso delle puntate trasforma sempre più Frank Castle nel Punitore, rendendo chiaro quanto Frank non sia un sadico che ama punire le sue vittime quanto piuttosto uno spazzino. Uno che fa quello che deve fare con estrema efficienza. Le citazioni delle grandi storie dei fumetti (da Massacro all’irlandese, fino a In Principio, Born, Valley Forge, Valley Forge) lo rendono una trasposizione più che convincente, brutale, perfettamente in parte e capace di rubare la scena a tutti gli altri personaggi. Spero fortissimamente che Netflix gli dedichi una serie tutta sua. Vi prego.

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La bella Elektra fa perdere la testa al buon Matt. Dagli torto.

Tutto rose e fiori? Non proprio. L’idillio sanguinoso di Frank Castle è una piccola frazione delle tredici puntate della seconda stagione. Da un certo momento in poi i riflettori si spostano su un’altra questione, quella relativa a Elektra e alla Mano, il gruppo di ninja che cerca Black Sky, l’arma definitiva di cui si è già sentito parlare nella prima stagione. E, mi dispiace dirlo, le cose peggiorano.
C’è troppo Daredevil, troppi ninja, troppe botte. Il ritmo dello show è sempre convincente e di certo non ci si annoia nella progressione delle puntate, ma lo spessore psicologico del prodotto si abbassa notevolmente. Resta ottima la ricerca, quasi orientale, di un’azione sempre riuscita, ben fotografata e con un montaggio pulito che non risparmia mai efferatezze. Ogni tanto si concede virtuosismi tenici che ricordano la famosa scena del corridoio che chiudeva la seconda puntata della prima stagione: questa volta nel terzo episodio c’è una chiusa ancora più spettacolare. Uno dei momenti più esaltanti visti su piccolo schermo da un sacco di tempo. Da questo punto di vista Daredevil è inappuntabile, ma eccede, togliendo spazio a Matt Murdock, sacrificando tutta la dimensione umana dello show in favore di una parentesi sovrannaturale che, secondo me, mal si sposa con la natura urbana dello show. Gli manca il confronto con una nemesi, gli manca lo specchio della personalità distorta del Diavolo di Hell’s Kitchen. Ci si perde tra centinaia di scazzottate.

Il Punitore è di certo l’aggiunta più interessante a questa seconda stagione

Insomma, una stagione che, per quanto mi riguarda, è un passo indietro rispetto alla prima, ben più riuscita, più omogenea, capace di bilanciare alla grande buio e luce di tutti i personaggi. Forse, quella volta, la sorpresa ha giocato a favore, ma di certo aveva funzionato bene il setting urbano, sporco, realistico senza rinunciare all’elemento fantastico del racconto supereroistico. Lasciare spazio a quei due grandi protagonisti, permettendo loro di corteggiarsi, confrontarsi, fino ad arrivare allo scontro di due mondi così simili, aveva permesso un crescendo in cui l’apice, il climax, era posizionato alla grande.
Questa seconda stagione sembra aver fretta di diventare grande, salvo poi rendersi conto che le migliori cartucce le spara nel corso dei primi episodi.

daredevil2
7,5 Voto
Consigliato a
chi ha adorato la prima stagione e chi non vede l'ora di godersi una bella trasposizione del Punitore.
Sconsigliato a
chi non ha sopportato la prima stagione, chi cercava meno gente in calzamaglia e più gente in giacca e cravatta.
Criterion 1