Deadpool di Tim Miller

Perché si

di Pietro Ranieri

Un mito da sfatare: Deadpool non è il primo cinecomic R-rated ad aver avuto un successo planetario. Lo dico non perché voglia parlarne male, ma perché è necessario mettere una bella linea di demarcazione davanti ai fanboy dell’ultima ora, spacciatori di memes, a coloro che di fumetto parlano solo per sentito dire, credendo che basti il cinema per capire personaggi che magari hanno decenni di storia editoriale alle spalle. Non è così, mettetevi l’anima in pace: sapere a memoria la cronologia cinematografica Marvel o tutti i dialoghi de Il Cavaliere Oscuro non vi rende esperti di un bel nulla, non più di quanto quindici anni di letture continue rendano esperto un pinco pallino qualsiasi (leggasi, me) sull’argomento. Ma andiamo avanti, perché non è questo il punto e nemmeno io voglio passare per fanatico.

Insomma, questo Deadpool, dichiaratamente “supereroe per adulti”, rinascita cinefumettistica di un Ryan Reynolds talmente invaghito del personaggio da investirci sopra in prima persona 58 milioni, funziona o no? Ebbene si. È figo, ed è divertente. Penso finora uno dei miei cinecomic Marvel preferiti, in una Top 3 che vede Captain America: The Winter Soldier, Avengers e Ant-Man.
Reynolds finalmente può giocare come ha sempre detto di voler fare col suo personaggio preferito e tirar fuori gag da saltimbanco, momenti di pura e sincera ilarità, humor nero, idiozia, autoironia, violenza di quella seria che solo un R-rated può dare (grazie al cielo), e quarte pareti abbattute. E il tutto mi piace parecchio. In sala mi sono divertito molto, il che considerato il panorama attuale è tanta roba; Deadpool dopotutto non nasce come un serioso thriller, ma come una origin-story in forma di commedia d’azione un po’ sullo stile di Bad Boys ma mescolato a Una Pallottola Spuntata con una buona dosa di Looney Toons e di tutti quei cari vecchi action anni ottanta-novanta che non avevano molte altre pretese oltre a far passare novanta minuti di spasso.
Il film gioca continuamente con sé stesso, col personaggio, con il poco budget, con l’ultraviolenza, con la sessualità (tema che su diverse testate italiane è stato oggetto di diverse critiche estremamente superficiali), con la geniale campagna pubblicitaria legata all’uscita nel weekend di San Valentino, in un enorme frullato di citazioni pop che riesce a riprendere inaspettatamente bene le atmosfere delle storie migliori sul personaggio: stupiderie varie come i meravigliosi titoli di testa contribuiscono al gioco e ci conducono per mano nella testa di questo folle Bugs Bunny omicida e sessuomane che in fondo è Deadpool

Esente da difetti? No. E non parlo solo del basso budget, che pur rivelato chiaramente in alcune scene dagli effetti speciali e dalla scenografia (tranne nel finale) non è totalmente un lato negativo, anzi è invece la dimostrazione di quanto con mezzi ridotti si possa spesso fare meglio di produzioni ben più blasonate: piuttosto, la trama è davvero molto semplice per non dire banale e, senza Deadpool, non funzionerebbe per niente. Questo perché il film è tutto un enorme one-man-show col Mercenario Chiacchierone al centro: sarebbe un difetto enorme, ma per questo prodotto – che, ripeto, è una origin-story – va anche bene così, soprattutto perché ci fa decisamente dimenticare il pessimo take sul personaggio scelto per Wolverine: Le Origini. Ma sarà meglio tirar fuori una trama per il seguito, altrimenti non c’è davvero molto altro.
Un po’ come per i fumetti: Deadpool rischia di diventare il brand di sé stesso, mettendo in secondo piano elementi fondamentali e seppellendoli sotto valanghe di citazioni, battutine e gag. Altra nota dolente, ma molto più personale, è Colosso: qui un bambacione per molti versi piuttosto lontano dalla sua controparte a fumetti, ma nonostante ciò incredibilmente vicino. Nell’ottica di Deadpool dopotutto gli X-Men sono dei coglionazzi, quindi ci sta che venga fuori un po’ così. Viene fuori comunque meglio di come sia stato trattato in altri prodotti.

Ah, dimenticavo: il cattivo è odioso e scialbo fino alla nausea. In linea con tutti i villain Marvel insomma: la Casa delle Idee ancora non riesce a portare sul grande schermo una versione davvero vincente dei propri supercattivi.

Ma tutto sommato, per questo primo giro va benissimo così: andatelo a vedere, godetevelo, fatevi quattro risate, perché il film è bello… ma non è il miglior cinefumetto di questo febbraio. #teamJeegRobot

Review 0
7,5 Voto
Consigliato a
Gli appassionati di cinecomics che cerchino un take molto diverso dai PEGI-13 cui siamo abituati e un film capace di far staccare il cervello e divertire per quei 90 minuti.
Sconsigliato a
Chi proprio non sopporta Deadpool e la comicità a lui legata, in un film che è totalmente e dichiaratamente ‘Pool-centrico.
Criterion 1

perché no

di Alessandro Di Romolo

Di solito non mi piace giocare a fare le profezie con la palla di cristallo in grembo, ma stavolta farò un’eccezione: tra qualche anno Deadpool sarà ricordato soprattutto per la fantastica campagna marketing che ha accompagnato l’uscita del film. Scherzando sui film dei supereroi, sul fatto che il giorno del debutto fosse vicino al weekend di San Valentino e, più in generale, su ogni cosa gli capitasse fra le mani, i pubblicitari della Fox sono riusciti a generare un interesse spasmdico per una pellicola a “basso budget” (relativamente al genere d’appartenenza, sia chiaro), facendo soprattutto leva sul fatto che, nel mare di prodotti PG-13, il loro fosse orgogliosamente Rated-R.
Son stati talmente bravi che nessuno (nemmeno il sottoscritto, piuttosto incuriosito anche dal responso positivo della critica) ha alzato la manina per chiedere: ma se poi il film sarà brutto che ce ne faremo di qualche scena di sesso e di tre schizzi di sangue?

Eppure la prima, amara, considerazione che mi è balenata in mente una volta terminata la visione è stata proprio questa. Ovvero che puoi menartela quanto vuoi sul fatto di essere l’unico a mostrare in maniera esplicita certe cose considerate tabù dai tuoi compagni di merende, però se manca la sostanza questo non ti salverà.
Per carità, il personaggio funziona nel contesto cinematografico attuale: funziona il suo modo di essere sboccato, funzionano le gag, funzionano i momenti durante i quali sfonda la quarta parete (i migliori) e fa battute salaci sui cinecomics, sul budget e sulla timeline raffazzonata della saga degli X-Men. Soprattutto funziona Ryan Reynolds, e che fosse a suo agio nei panni di uno psicopatico l’avevamo già capito nel fantastico The Voices.
Ma non confondiamo il personaggio con la pellicola.

Deadpool (il film) vorrebbe essere un’opera anticonformista e dissacrante, ma in realtà è così conservatore che la contrapposizione tra intenzioni e risultato finale è più fastidiosa del suono delle unghie sulla lavagna. È esattamente il cinefumetto di origini medio che non solo si porta sul groppone tutti i difetti del caso, e cioè in primis un canovaccio privo di mordente e piuttosto prevedibile e un villain senza carisma né spessore, ma ne propone addirittura di nuovi.
Innanzitutto Tim Miller, regista con un passato da animatore (di recente circola in rete un suo bruttissimo filmato in CGI tratto dal videogioco DC Universe online che in teoria avrebbe convinto i produttori di Deadpool ad assumerlo), non ha idea di come girare una sequenza d’azione che non sia un confuso groviglio ravvicinato di arti senza ricorrere all’espediente dello slow motion (la meravigliosa sequenza di apertura). Nelle tante scazzottate messe in mostra non c’è una singola idea estetica da segnalare, e la mancanza di budget non può essere una scusa: senza andare a scomodare il vero cinecomic del mese, il film d’azione dell’anno scorso con le migliori coreografie, ovvero John Wick, è costato solo 20 milioni di dollari.
Qualcuno però potrebbe farmi notare che la spettacolarità dell’azione non sia il fiore all’occhiello del film e che quindi si potrebbe anche soprassedere su quanto detto finora;  veniamo dunque al secondo grande difetto, ovvero la mancanza di una scrittura decente. In Deadpool non esistono tempi comici: i dialoghi si potrebbero riassumere in un’unica, lunga, verbosa battuta che riesce, ahimè, a strappare la risata solo a fasi alterne. Parafrasando un vecchio adagio, se tutto deve far ridere allora nulla farà veramente ridere. La comicità è uno stumento difficile da maneggiare e spesso l’elemento comico funziona solo se c’è a far da contrappeso un altrettanto consistente elemento drammatico. Qui ci sarebbero anche ampi margini per applicare tale regola (la malattia, una love story che termina bruscamente) eppure tutto viene gettato alle ortiche a favore dell’ossessiva ricerca della prossima gag, talmente forzata da anestetizzare lo spettatore.
A qualche giorno dalla visione in sala ciò che resta di Deadpool (o meglio, ciò che ancora non ho rimosso) sono perlopiù perplessità: il personaggio è buono e ha del potenziale, ma è abbastanza interessante da reggere da solo un film?
La risposta, ed è la stessa che vale per gli altri X-Men – vedi Wolverine, che continuano a far cantare da solista nonostante nessuno sia riuscito a trasporlo con le giuste capacità -, è evidentemente no.

(Aggiungo una postilla esterna alla recensione perché da imputare alla localizzazione italiana: Deadpool ha una voce da personaggio adolescente del cartone animato dei Pokémon, ma va bene anche così. Colosso ha il tipico accento russo per cui parla “cuome se i roussi fuossero toutti imbuottiti di aulcool”, ma ok, ormai c’avete abituato a sta pagliacciata.
Però il britannico con un accento che solo per voi è “britannico” no, è davvero inaccettabile.
Avete ucciso un’arte nobile, adesso basta. Viva la lingua originale con i sottotitoli.)

Review 1
5 Voto
Consigliato a
Chi non bada troppo alla forma e vuole vedere un supereroe diverso dal solito
Sconsigliato a
Chi si aspettava un film anticonformista
Criterion 1