Gomorra – La Serie: i primi due episodi

A sei anni dalla trasposizione cinematografica firmata da Matteo Garrone, Gomorra di Roberto Saviano torna ad essere materiale d’ispirazione per un’opera audiovisiva. Una serie TV di dodici episodi – otto dei quali diretti dallo showrunner Stefano Sollima – prodotta da Sky, Cattleya e Fandango; gli stessi nomi dietro un altro, grandissimo, successo televisivo qual è stato Romanzo Criminale. Eguagliare, se non addirittura superare, gli altissimi standard qualitativi settati con le due stagioni basate sulle vicende della Banda della Magliana non è l’unico ostacolo da superare per Gomorra – La Serie. Anzi, a ben vedere, considerate le maestranze coinvolte e le risorse impiegate, la sfida qualitativa sembra quella più facile da vincere.

Circa un mese fa, sulle pagine del loro blog su Il Fatto Quotidiano, gli A67 si scagliavano contro il trailer mandato in onda sui canali Sky e pubblicato su youtube. Senza troppi giri di parole, il gruppo crossover rock partenopeo bollava il serial come una “pura speculazione sulla sofferenza viva delle persone di Scampia”, accusando produttori e autori di mistificare la realtà e di far passare una mera “operazione di business come l’urgrenza di raccontare un territorio.”
Camorra, Secondigliano, Scampia, Le Vele, Napoli, sono parole tabù, specie quando utilizzate per raccontare una storia.

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Ma quella degli A67 non è stata una voce isolata. Al coro di dissenso si unì a suo tempo il Presidente della Municipalità di Napoli Angelo Pisani, che decise di vietare le riprese in alcune zone di Scampia per “liberarla dal brand di esclusiva terra di camorra.
Più recente l’iniziativa dell’imprenditore Alfredo Giacometti, che ha tappezzato alcune strade della città con un manifesto che recita testualmente “altra MERDA sul popolo napoletano… e la politica se ne frega! VERGOGNATEVI TUTTI!
Eppure, dopo aver visto i primi due episodi andati in onda martedì scorso su Sky Atlantic, “l’esigenza di raccontare un territorio” sembra essere l’ultima delle intenzioni di questa eccellente produzione. Piuttosto che fare il verso al materiale originale, Sollima decide di concentrarsi su uno dei tanti episodi narrati nel libro denuncia di Saviano: quello della sanguinosa faida tra il clan Lauro e gli scissionisti. Per l’appunto, l’episodio più filmabile e meno impegnato, una cronistoria senza particolari sottotesti che però offre diversi spunti per imbastire una grande crime story.
La trama in soldoni: Il boss Pietro Savastano, sulla cresta dell’onda da più di vent’anni, sta perdendo la guerra contro il giovane boss del clan Conte. Ad aggravare la situazione ci sono una talpa tra i suoi fedelissimi, che spiffera alle forze dell’ordine informazioni sul traffico di droga, e problemi di successione: il figlio Gennaro, detto Genny (tristemente d’attualità), è un inetto impulsivo e viziato, che vorrebbe essere d’aiuto ma finisce per sembrare solo goffo. Ciro, un giovane attendente freddo e spietato, sembra invece l’uomo adatto a mantenere alto l’onore dei Savastano. Don Pietro decide dunque di affidargli l’incarico di iniziare il figlio alla vita criminale.

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I punti di vista saranno quattro: quello del padre che ormai sente la situazione sfuggirgli di mano; quello di una moglie trascurata/madre che sente di aver tirato su un figlio “inadeguato” (pura logica “aziendale”); quello di Gennaro, perennemente in bilico tra la voglia di mettersi in gioco e il sentirsi fuori posto ovunque, e infine quello di Ciro, il figlio che Don Pietro avrebbe voluto.  Un’epopea familiare in salsa pulp decadente che riflette sulle dinamiche del comando.
Non c’è spazio per nessun cittadino omertoso e/o compiacente – che poi, grossolanamente, è la maniera di dipingere gli indifferenti  – ci sono ben pochi riferimenti alla realtà napoletana e nessuna velleità di denuncia. Gomorra – La Serie specula sulle vite di chi soffre la violenza della camorra quanto Breaking Bad specula sulla sofferenza dei malati terminali di cancro (o dei professori sottopagati). Oppure quanto Scarface di Brian De Palma speculava sulla miseria degli immigrati clandestini cubani negli States.
E’ puro e semplice intrattenimento, con un occhio di riguardo alla ricostruzione certosina del contesto e a una narrazione fresca e dinamica, ormai vero e proprio marchio di fabbrica di Sollima. La prima sequenza è emblematica: dialogo tarantiniano tra due personaggi che stanno riempendo una tanica di benzina, viaggio verso la meta filmato per mezzo di dolly, rap neomelodico che pompa a tutto volume e, infine, la disinvoltura dell’atto criminale e del ritorno a casa, con tanto di bacio sulla fronte alla prole ormai caduta tra le braccia di Morfeo . Rapido, divertente e naturale.
Nessuna apologia del malvivente, non si cada nello stesso errore commesso da molti nel giudicare Acab.
In Gomorra non ci sono né buoni né cattivi, solo personaggi che vivono la criminalità come atto quotidiano di ordinaria normalità. Senza troppi pietismi, buonismi o cattivismi. Un discorso che tiene fuori dal concerto la voce dell’uomo medio, il cittadino onesto, la vera vittima della Camorra, e che preferisce concentrarsi sugli argomenti universali delle storie di Mafia. Ragion per cui la serie è già stata venduta all’estero in cinquanta paesi.
C’è anche chi ha avanzato polemiche sul rischio emulazione, ma costoro meritano solo risposte stringate. Vale lo stesso discorso fatto per videogiochi violenti, The Wolf of Wall Street e altre migliaia di opere che ritraggono personalità dalla moralità discutibile: se qualcuno prova empatia per certi personaggi e il desiderio di imitarne le gesta, il problema è soltanto suo e la colpa non è di certo dell’opera in questione.
Gomorra – La Serie, con buona pace dei detrattori, non può proprio essere ritenuta una pubblicità negativa per la città di Napoli. Al contrario, i primi due episodi sono la dimostrazione che in Italia si possono produrre serial in grado di rivaleggiare con i cavalli di razza statunitensi.

La serie, in onda ogni martedì alle 21:10 su Sky Atlantic, verrà prossimamente mandata in onda anche in chiaro, su La7, come già accaduto per Romanzo Criminale.