Hotline Miami – Tutto il morto minuto per minuto

Hotline Miami 2 è un gioco complesso, per certi versi controverso. Se il buon Dario nella sua recensione si è occupato di fornire un giudizio generale sulla seconda opera dei Dennaton Games, il sottoscritto si è preso la briga di ordinare e ricomporre i numerosi frammenti che la narrazione “salterina” di Hotline Miami 2 vomita sul giocatore che, francamente, rischia di comprendere poco delle vicende alla base dell’ultimo capitolo della serie.

Un compito non esaustivo (molte conclusioni si basano su indizi e non fatti) e che, ovviamente, è pieno di spoiler e rivelazioni sulla trama di entrambi i giochi. Quindi, se non volete rinunciare al “fascino della scoperta”, uscite subito da questa pagina. RIPETO: SPOILER ALERT.

 

 

Ok, se siete ancora qui, sono cazzi vostri.

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Hotline Miami

È anzitutto doveroso fare un passo indietro e partire dal primo, indimenticabile, Hotline Miami. L’anno è il 1989 e tutto ruota, almeno inizialmente, intorno a una misteriosa figura senza nome tormentata da visioni di tre uomini mascherati da animali che sembrano dibattere sulla sua esistenza. Il primo, vestito con la sua stessa giacca ma con il volto da pollo (Richard) che pone domande esistenziali; la seconda (Don Juan) è invece una donna dalla maschera equina, che dubita della sanità mentale del protagonista, il cui comportamento e stile di vita sono criticati da Rasmus, terzo inquietante uomo mascherato, dalle fattezze di un gufo. È il tre aprile quando Jacket (così denominato per il suo abbigliamento) riceve una strana scatola con una maschera da pollo e alcune semplici istruzioni: colpire un gruppo di criminali e rubare una valigetta. E la rassicurante firma “Failure is not an option”. Jacket porta a termine al suo compito, ma nel frattempo è costretto dagli eventi a uccidere un senzatetto. Il disgusto per quella scena gli provoca letteralmente il vomito. È l’inizio del suo percorso da macchina dispensatrice di morte.

Il primo Hotline Miami scorre così, tra missioni assegnate sulla segreteria vocale e tanti uomini da uccidere. Dopo ogni compito, Jacket si ferma presso un’attività commerciale – a volte un bar, altre volte un supermarket, altre ancora un videonoleggio – e riceve ogni volta, dallo stesso identico commesso barbuto, un oggetto gratis. Una pizza, una videocassetta, un pacco di patatine. E ogni volta, il gentile clerk fa “It’s on the house”. Segnatevi questa frase.

Durante il suo percorso di sangue Jacket troverà anche l’amore, salvando una ragazza drogata dalla villa di un produttore cinematografico. In un’altra missione, invece, il nostro protagonista assisterà a una strana scena. Sul luogo in cui dovrà scatenare la sua furia omicida non c’è più anima viva, ad eccezione di un uomo vestito da motociclista. I due combattono. Il risultato dello scontro spezza in due rami la trama del primo Hotline Miami.

 

Vince Jacket

Jacket uccide il motociclista. Da allora tutto diventa ancora più strano. I corpi delle sue vittime gli appaiono durante le sue giornate, ma solo lui sembra vederli. Dopo una rocambolesca fuga dalla SWAT, Jacket approda a una tavola calda dove vede il corpo del motociclista steso al suolo. Il barbuto clerk lo rassicura: nulla di ciò sta accadendo davvero. Ma le giornate successive saranno ancora più assurde: in ogni negozio visitato in precedenza, il commesso amichevole è sostituito da un uomo calvo coperto di sangue, Richter, decisamente più sgarbato del primo.

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Jaket continua a uccidere gente su commissione. Tornando a casa dopo una missione, però, trova il corpo esanime della sua ragazza a terra. Alza lo sguardo. Un uomo con una maschera da topo è sul suo divano. Questo alza la pistola e preme il grilletto, colpendo Jacket alla testa. Da lì in poi solo uno stato onirico (comatoso?) in cui Jake osserva il suo cadavere sul pavimento, con Richard (l’uomo con la maschera da pollo) al posto di chi ha fatto fuoco. Gli dice che sarà il loro ultimo incontro, che ogni azione futura non avrà altro scopo e che, in via definitiva, Jacket non giungerà mai alla verità.

Il nostro protagonista si risveglia in un ospedale dopo un coma durato settimane. Origliando, apprende che il suo attentatore è in custodia della polizia. Non può restare fermo: Jacket evade dall’ospedale e torna a casa, dove vestirà i suoi soliti panni. Parte per un e violento assalto alla stazione della polizia, facendo una strage di agenti fino ad arrivare all’uomo-ratto. Questo si rivela essere Richter, il commesso sgarbato di cui sopra, che si scusa per le sue azioni: anche lui, come Jacket, è stato spinto a fare ciò dalle voci nella sua casella vocale. La storyline “canon” vuole che Jacket risparmi il suo assalitore, per poi scoprire l’indirizzo del capo della mafia Russa. Ucciderlo sarà la sua ultima missione, portata ancora una volta a termine con successo.

 

Vince il motociclista

I maggiori retroscena, però, sono svelati nella storyline che segue la vittoria del Biker. Anche lui, come Jacket e Richter, riceve strane chiamate con altrettanto strani ordini. Ma con il tempo diventa sempre più irrequieto, decidendo infine di sciogliere il suo legame con questa assurdità. Dopo alcune indagini, che lo portano ad entrare nella sede della compagnia telefonica dove sconfigge Jacket, il Biker decide di entrare nel quartier generale dello stesso boss russo ucciso dal suo antagonista nell’altra storyline. Ma Biker scopre qualcosa di più: seguendo un inserviente, giunge in una sala piena di maschere e telefoni. I due inservienti nella stanza cominciano a parlare: sono loro i veri mandanti delle uccisioni.

Il secret ending, sbloccabile solo se si sono soddisfatte determinate condizioni, rivela le vere intenzioni del duo: destabilizzare l’alleanza tra Unione Sovietica e Stati Uniti, facendo a pezzi la mafia russa per conto dell’associazione 50 Blessings, che reclama la supremazia degli Americani sui loro alleati dell’Est Europa. Il mondo di Hotline Miami è infatti caratterizzato da questa strana alleanza tra i due ex-avversari di Guerra Fredda. Un conflitto che è terminato e ha decretato in realtà un vincitore, come vedremo nel secondo capitolo della serie. 50 Blessing è un’organizzazione più potente di quanto non possa sembrare.

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Hotline Miami 2

Eccoci finalmente all’analisi della trama del secondo episodio, basata sulla presenza di diversi personaggi e diverse linee temporali che si intersecano tra loro, ricucendo i buchi e risolvendo alcune delle domande lasciate in sospeso dal finale del primo Hotline Miami. Una narrazione estremamente frammentata e per questo non sempre agevole da ricostruire. È per questo che ho deciso di ordinare gli avvenimenti di Hotline Miami 2, nel tentativo di rendere il tutto più chiaro.

Richard, l’uomo mascherato da pollo, appare a diverse persone, tutte in qualche modo collegate con Jacket e l’associazione 50 Blessings.

 

1985 – 1986: Le Origini

Niente più Miami, ma le Hawaii nel pieno di una guerra. Il protagonista è il clerck barbuto del primo Hotline Miami, di cui vengono raccontate le origini. Membro del gruppo speciale dei Ghost Wolves, è intento a respingere con i suoi commilitoni l’avanzata dei Sovietici sempre più vicini al continente americano. In una delle prime scene, il barbuto soldato (da qui semplicemente “Soldato”) si fa scattare una foto insieme a un amico. Il fotografo è Evan, qui giornalista di guerra e poi protagonista di una sua storyline; l’altro uomo ritratto nella fotografia è invece Jacket, protagonista del primo episodio. Dopo numerose e rischiose operazioni portate a termine con successo, l’ambiguo Colonnello della brigata, dedito all’abuso di sostanze alcooliche, emerge dalle tenebre di una sera coperto di sangue e coperto in volto dalla pelle di quella che era una testa di pantera. Sulla fronte ha uno strano logo dipinto con il sangue e proferisce parole sconnesse sulla violenza più feroce quale vera natura dell’uomo. Il simbolo è quello dei 50 Blessings e quella pantera scuoiata è l’antesignana di tutte le maschere che costituiranno il tratto distintivo di Hotline Miami.

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Poco dopo quella sera, la Ghost Wolves partecipa a una missione suicida. Muoiono tutti, tranne Soldier e Jacket, da lui tratto in salvo. È il primo “dono” del futuro commesso a Jacket, condito da quella frase “It’s on the house” che sarà poi tanto abituale qualche anno dopo. Soldier regala anche una polaroid al compagno, forse la stessa che Jacket userà nel quartier generale del boss della malavita russa.

La storyline finisce un anno dopo, nel 1986, con Soldier che ha realizzato il sogno di aprire il proprio convenience store a San Francisco. Ma l’idillio dura poco: la città statunitense viene rasa al suolo da un’esplosione nucleare ad opera dei Sovietici.

Come evidenziato dal digital comic, è l’atto che sancisce la “vittoria” della Guerra Fredda da parte dell’Unione Sovietica. No More San Fran. La Russo-American Coalition è in realtà una pagliacciata: gli Stati Uniti sono sostanzialmente un vassallo della URSS.

 

1989 – 50 Blessings comincia a muoversi

L’America è pronta ad entrare negli anni Novanta, ma non tutti sono contenti di come sono governati gli Stati Uniti. Anzi, l’organizzazione nazionalista 50 Blessings diventa sempre più potente e raccoglie sempre più consensi. Anche l’obeso Jake odia i russi. Anche lui vuole un’America di nuovo libera. Ecco perché segue alla lettera le missioni da lui recapitate alla casella vocale: vuole fare qualcosa, perché il mondo in cui vive non gli piace più. Ecco allora che, mascherato da serpente (“Jake” è anche il nome della maschera da cobra del primo Hotline Miami) decide di darsi da fare e spaccare qualche cranio sovietico. Stanco di seguire ordini anonimi, un giorno si reca in un centro di 50 Blessings, suggerendo all’organizzazione nazionalista di utilizzare un sistema simile per reclutare le persone a liberarsi degli oppressori.

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Il volontario responsabile del centro mostra finta sorpresa per la proposta, additando in maniera poco convincente la natura pacifica dell’organizzazione. Jake scopre la verità: 50 Blessings è l’autore di quegli ordini anonimi. Lui manterrà il segreto e continuerà a compiere missioni per loro conto, più entusiasta di prima. La storia di Jake ha due possibili epiloghi: nel primo viene torturato e ucciso dalla mafia russa; nel secondo verrà fatto fuori dal volontario del centro di 50 Blessings, intento a far fuori ogni possibile bocca larga. Solo in questo secondo finale Jake può raccogliere un floppy disk che verrà ritrovato dallo scrittore Evan, protagonista della prossima storyline che andrò ad analizzare.

 

1991 – Ricomponendo storie

Evan è uno scrittore che vuole creare un libro su Jacket e la sua furia omicida. Per questo tenta di ricomporre la storia del protagonista del primo Hotline Miami raccogliendo più indizi possibili, sacrificando il tempo dedicato alla propria famiglia e alla ricerca di un lavoro più remunerativo. Imboccato da Manny (altro protagonista di Hotline Miami 2), Evan si dirige verso un covo della mafia russa dove il proprio contatto gli rivela che Jacket non era un semplice vigilante disorganizzato: ogni sua mossa era strategicamente indirizzata alla distruzione della malavita sovietica. In seguito contatta Rosa Berg, che si rivela essere la madre di Richter del primo Hotline Miami. Quest’ultimo gli racconterà la sua storia in cambio di un biglietto aereo. Esistono due epiloghi anche nella storia di Evan: nel primo verrà abbandonato dalla moglie ormai stanca della sua ricerca ossessiva, nel secondo invece si riconcilierà con la famiglia.

Ma quali racconti Evan ha ascoltato da Richter? Facciamo un piccolo passo indietro nel tempo.

 

1989 / 1990 –  Le origini di un assassino

Richter comincia a ricevere messaggi. I primi hanno richieste tutto sommato accettabili, ma dopo poco decide di ignorare gli ordini. Risultato? Auto bruciata e madre minacciata di morte. La stessa madre già gravemente malata che richiede tutte le sue cure. Inizia così la carriera criminale di Richter, che si interseca come già visto con quella di Jacket. Durante la sua carcerazione già citata nel primo Hotline Miami, Richter incontra i due inservienti-mandanti e riesce a fuggire di prigione durante una rissa nel penitenziario dalle proporzioni bibliche.

 

1991 – Servo di un dio minore

Non tutti i protagonisti di Hotline Miami 2, però, seguono gli ordini di una casella vocale. Il Tirapiedi, anonimo sgherro della malavita russa prende ordini solo dal Figlio del boss ucciso da Jacket. Un lavoro che gli garantisce buoni guadagni, ma che gli sta sempre più stretto. Tanto che fa presente al suo capo la volontà di abbandonare l’organizzazione. Questi acconsente, a patto di completare prima un ultimo lavoro: sterminare i rivali dalla Colombia che proteggono un negozio. Il Tirapiedi come al solito è impeccabile: tutti morti, nessun testimone e bottino recuperato. La missione è compiuta. Tornato a casa, il Tirapiedi nasconde il denaro e saluta la propria ragazza, vero motivo per cui vuole abbandonare la carriera nella malavita. Nella notte, un sogno decisamente strano: Richard “testa di pollo” fa visita al Tirapiedi intento a guidare un’onirica automobile, rivelandogli che la strada da lui percorsa è diretta a un vicolo cieco, un “dead end”. Ma le donne, si sa, sono come piuma al vento: la tipa scappa infatti con il bottino lasciando da solo un Tirapiedi dal cuore spezzato e sull’orlo di una crisi di nervi. L’uomo verrà ucciso qualche tempo dopo da cinque uomini mascherati da animali mentre era in un covo della malavita russo sotto effetto di stupefacenti.

 

1991 – I FANtastici cinque

Corey, Tony, Mark, Alex e Ash sono cinque ragazzi un po’ annoiati e decisamente fuori di testa. Così suonati che assumono a idolo le imprese criminali di Jacket, veri e propri fanatici dell’assassino mascherato del primo Hotline Miami. I Fan si vestono così con maschere dalle fattezze animali (tra le quali notiamo la stessa maschera “Tony” da tigre del primo episodio, solo insanguinata e sgualcita) e compiono raid punitivi nei confronti di altri criminali. Durante una delle loro sortite incontrano il Tirapiedi di cui sopra e lo pestano a morte, raccogliendo poi il suo cellulare. Qualche sera dopo il telefono squilla: è il Figlio, il nuovo boss protagonista di un’altra storyline che, incautamente, rivela la posizione del suo nuovo covo. Il nuovo raid è pronto: colpo grosso al criminale rosso.

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Mark, il membro con la maschera da orso, ha quindi una visione di Richard (sempre lui, l’uomo pollo) che farfuglia qualcosa circa un appuntamento su un non meglio specificato tetto. Il gruppo allora si divide e provvede a fare piazza pulita di tutti i mafiosi sovietici presenti nel grande palazzo utilizzato come hideout. Il punto di incontro? Il tetto, quello a cui faceva riferimento Richard. Ma quando Alex e Ash arrivano in cima, non c’è nessuno. Solo un uomo compare qualche minuto dopo alle loro spalle: è il Figlio, che metterà fine alla loro vita tra risate isteriche.

 

1991 – Un’eredità pesante

Il Figlio, come accennato, altri non è che il figlio del boss russo ucciso da Jacket al termine di Hotline Miami. Il Figlio ha solo uno scopo nella vita: ricostruire l’organizzazione del genitore e riportarla agli antichi fasti, facendo fuori tutti i membri del Cartello colombiano che hanno preso il posto prima appartenuto ai sovietici. Il gioco lascia intuire che, in realtà, il Figlio è animato dalla voglia di essere finalmente accettato dal suo defunto padre, di cui non si è sentito mai davvero all’altezza. Ecco allora che, in prima persona, è ben disposto a sporcarsi le mani di sangue con assalti mirati alle strutture in possesso ai colombiani, che culminano nell’assassinio del leader rivale.

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Dopo aver ricevuto una visione di un Richard pronto a sbeffeggiare la sua ricerca dell’orgoglio del padre, il Figlio si ritrova a far abuso di sostanze stupefacenti nel suo covo ormai assediato dai Fan. In preda a uno stato psicotico e allucinatorio, il Figlio uccide tutti i Fan, che a lui appaiono come tremende rappresentazioni degli animali raffigurati dalle loro maschere. Il nuovo boss russo, sempre meno lucido, attraversa un ponte-arcobaleno sul tetto del suo edificio che conduce ai titoli di coda del gioco e, presumibilmente, alla sua rovinosa morte. Un cadavere spiaccicato al suolo e coperto da un velo viene infatti ritrovato fuori dall’edificio nella storyline di Manny, altro protagonista di Hotline Miami 2.

 

1991 – Quando un distintivo non basta

Manny Pardo è un detective corrotto della Polizia di Miami che nasconde un lato violento: ama approfittare dei raid della polizia per massacrare i criminali e uscirne impunemente. La sua ultima indagine riguarda un tale “Miami Mutilator” che, secondo alcuni dialoghi e indizi del gioco, potrebbe essere lo stesso Manny. Il nostro detective è un doppiogiochista nato: a vestire un’anima da assassino c’è una pelle di poliziotto collaborativo, come è possibile vedere dalle “dritte” che fornisce allo scrittore Evan per il libro di quest’ultimo. Chiamato a investigare anche sulla scena dell’omicidio dei Fan, incontra un sopravvissuto Tommy (l’uomo-tigre di questo Hotline Miami 2) pronto ad arrendersi pur di farla finita. Ma Manny, crudele come il peggiore dei criminali che combatte, lo fa fuori con un colpo di pistola, adducendo poi la scusa di essere stato aggredito e aver agito solo per legittima difesa. Il miserabile epilogo del poliziotto corrotto vede Manny vittima di uno strano e inquietante incubo che lo costringe, ormai in preda al panico, a barricarsi in casa.

 

1991 – Siamo tutti un po’ maiali

Ultima, ma prima ad apparire nel gioco, è la storyline del Pig Butcher, pazzo assassino con il volto da maiale che altri non è che un attore protagonista di Midnight Animal, snuff movie che funge da tutorial per il giocatore. Le violentissime azioni del Pig Butcher, infatti, non sono altro che parti del girato del film, con tanto di sangue finto, regista e attori coinvolti. Con un piccolo ma inquietante dettaglio: la bionda attrice, protagonista della scena di stupro che tanto ha fatto discutere prima dell’uscita del gioco, è molto somigliante alla ragazza di Jacket del primo Hotline Miami.

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Passano dei giorni e Martin, l’attore, viene intervistato in un programma TV. Alla domanda sul perché avesse scelto un ruolo così diverso da quelli intrapresi in precedenza, Martin rivela la sua vera sadica natura fatta di fantasie violente ma represse, facendo intuire che, nell’ottica degli autori, forse siamo tutti un po’ Pig Butcher dentro. L’intervista si rivela poi un incubo, al termine del quale appare Richard che, mettendolo in guardia, gli rivela che il film avrà un finale davvero inaspettato e probabilmente spiacevole. Pochi giorni dopo la predizione dell’uomo-pollo si avvera. Durante le riprese, come da copione, la bionda attrice colpisce il Pig Butcher con una pistola. Ma questi non si rialza più: l’arma di scena è stata sostituita con una vera.

 

1991 – This is the end, beautiful friend

L’epilogo di Hotline Miami 2 è terribile. Perché ti lascia un vuoto dentro, perché mostra l’ineluttabilità del fato, l’inconsistenza delle proprie azioni e, peggio ancora, della vita umana. Al termine del gioco vediamo Richter e sua madre riuniti alle Hawaii intenti a vedere un programma TV. All’improvviso, interruzione delle trasmissioni per una sconvolgente notizia: sia il presidente sovietico che quello americano sono morti in quello che appare come un colpo di stato ordito da un generale (probabilmente il Colonnello del 1985 ormai salito di grado). Le reazioni russe, si ipotizza, saranno severe. Richard appare allora al fianco di Richter, rivelando che presto sarà finita per tutti e che lasciare questo mondo, forse, è meno spaventoso di quel che sembra. Le scene successive sono tanto semplici quanto inquietanti: tutti i sopravvissuti alle vicissitudini di cui sopra vengono spazzati via da una serie di esplosioni nucleari. Tutto ciò che è stato ordito dai 50 Blessings si è rivelato inutile. Miami e le Hawaii sono state nuclearizzate. La Seconda Guerra Fredda non è nemmeno iniziata, tutto lascia pensare che è stata già vinta dalla URSS.