I migliori giochi Indie del 2014

C’è poco da fare, questo è stato l’anno degli Amplitude e noi, con sommo piacere, siamo più che felici di dedicare loro la copertina del nostro mega speciale natalizio sui migliori giochi Indie del 2014. Un anno florido, senza ombra di dubbio, un anno pieno di prodotti di qualità, ma soprattutto di varietà in grado di soddisfare i palati più raffinati: ne avrete per tutti i gusti, siate voi amanti dei pixel, delle avventure o dei titoli mobile. Se per i giochi mainstream vi siete beccati uno speciale ad autore, per Indie non possiamo abbandonare la formula ormai rodata dal mega listone! Indossate il cappellino, fischietto in bocca e salite tutti a bordo del trenino dei migliori giochi indipendenti dell’anno!

coleSuper Time Force Ultra

Super Time Force Ultra è un gioco che non ci meritiamo. In mezzo a un mondo indipendente che sì, fresco di novità, ma basta con ‘sti cazzo di survival/sandbox, ci arriva un platform d’azione che è così anni ‘80 e così tremendamente moderno da far girare la testa. E non solo per la splendida pixel art, davvero deliziosa, e l’umorismo da Zoolander. E Zoolander è tipo il miglior film comico mai creato, secondo il mio fine giudizio.

Super Time Force Ultra è pura maestria del level design in funzione del gameplay ed è, semplicemente, il gioco scemo più intelligente che possiate mai giocare. Dietro una patina bella spessa di ignoranza e scanzonatezza, infatti, si cela un rigorosissimo platform run‘n’gun, che per ritmo può ricordare i fasti di Treasure in Gunstar Heroes. Ma non saranno solo i vostri polpastrelli a dover muoversi alla velocità della luce, ma anche la materia grigia dovrà agire rapidamente. L’azione di STFU richiede infatti velocissimo problem solving per superare ostacoli e nemici solo all’apparenza insormontabili, da piegare al vostro dominio in pochi secondi, liberamente “espandibili” grazie alla capacità di controllo sul flusso del tempo.

Descrivere le meccaniche di STFU è molto difficile, ma ci proverò ugualmente. Come in Prince Of Persia: The Sands Of Time della Ubisoft che fu, anche qui sarà possibile avvolgere il flusso temporale per evitare il Game Over. Le azioni già eseguire dal vostro guerrigliero di pixel, però, non saranno cancellate dallo spaziotempo: “ritornando” al presente, vedrete un duplicato del voi stesso passato affiancarvi e agire come prima. Insomma, due omini zompettanti, doppia potenza di fuoco, doppio dolore. O anche triplo o quintuplo, a seconda della vostra maestria e creatività. E se vi è venuto il mal di testa a leggermi, non prendete un’aspirina: investite i vostri risparmi su Steam e compratelo. Super Time Force Ultra è così bello che sì, non ce lo meritiamo. Ma giocatelo lo stesso.
[Giuseppe Colaneri]

STFU

FabioThe Vanishing Of Ethan Carter

Non ho giocato tanti videogiochi indipendenti quest’anno (caro Babbo, ho fatto il cattivo) ma tra quelli che ho giocato merita sicuramente una menzione il bellissimo The Vanishing of Ethan Carter. Mi sono occupato della recensione qui su The Shelter, quindi, nel caso, vi rimando a quella. Sappiate che è un’avventura tanto avara di informazioni quanto fascinosa che vi spaventerà, vi inquieterà ma sarà anche in grado di lasciarvi meravigliati davanti alla più convincente e incredibilmente dettagliata simulazione di passeggiata nei boschi degli ultimi anni. No, seriamente, gli scenari di Ethan Carter sono splendidi, una poesia in movimento e vi capiterà non di rado di trovarvi a guardare ammirati il tramonto all’orizzonte, o il muoversi delle fronde degli alberi. Aggiungete una storia che ha il sapore, fortissimo, di quello scrittore di Providence che tanto ha influenzato la narrativa dell’orrore e che risponde al nome di Lovecraft. e quello che otterrete è un’avventura solida, ben scritta e spaventosa.

Come dicevo poco sopra, il punto debole di tutto l’impianto è quello che probabilmente più lo caratterizza: nessun HUD di gioco, nessuna mappa, zero indicazioni su come affrontare l’investigazione di Paul Prospero, indagatore dell’incubo come il migliore dei Dylan Dog nostrani. Il tutto lo rende profondamente immersivo ma anche capace di torturare il giocatore in un limbo sgradevole quando la rotta per la strada “giusta” è quasi invisibile. The Vanishing of Ethan Carter è uno dei prodotti più affascinanti e – credo – dal valore produttivo più alto di questo 2014. Merita sicuramente i vostri soldi, il vostro tempo e la vostra attenzione.
[Fabio Di Felice]

nabuccoMonument Valley

Monument Valley è un videogioco assolutamente meraviglioso. Ustwo Games ha creato un puzzle game che, nella sua semplicità, rende interattive le complicatissime opere di M.C. Escher con una bravura che scalda il cuore e lascia a bocca aperta, grazie a un’atmosfera eterea, un’elegante colonna sonora e una palette cromatica sempre assolutamente perfetta.

La breve avventura della principessa Ida si snoda (quasi letteralmente) lungo delle vere e proprie opere d’arte paradossali tutte da toccare e manipolare, e il risultato è un viaggio onirico, incredibile, stupefacente e assolutamente incantevole. Superfluo parlare di contenuti aggiuntivi, offensivo parlare di prezzo: Monument Valley è un capolavoro che va giocato a ogni costo, godendosi ogni livello e amando ogni lato.
[Stefano Talarico]

TheVanishingOfEthanCarter

RugerDungeon Of The Endless

*TOC TOC* “Chi é?” “Salve, siamo sopravvissuti porta a porta, vorremmo entrare, è possibile?”

Ho giocato un sacco di titoli indie quest’anno (come ogni anno, lol), ma sicuramente quello che mi ha più calamitato è stato Dungeon of the Endless, già recensito dal buon Astro. Il capolavoro di Amplitude Studios ci mette nei panni di sopravvissuti di un pod precipitato su un pianeta ostile e con le sue dinamiche ibride di Roguelite/Tower Defense/RPG/Gestionale è stato in grado di tenermi incollato allo schermo per ore. O lo prendete, o vi entreranno in casa sfondando la porta per trasportare il nucleo del pod.

“Sìsì, entrate pure: ci è venuta una certa fame…”
[Francesco Rugerfred Sedda]

salvoThis War Of Mine

A me son sempre piaciuti i giochi che parlano di sopravvivenza, ma nessuno era riuscito a farmi battere il cuore quanto This War Of Mine. E non parlo solamente delle meccaniche semplici e funzionali, del modo in cui con qualche click vi ritroverete a giocare l’esperienza survival più precisa, coerente e immersiva di sempre.

Parlo anche delle lacrime e dei sorrisi che riesce a far emergere dal vostro volto e della sfacciata facilità con cui riesce a spiegarvi la guerra di chi non è un soldato. This War Of Mine parla della guerra vera, vi porta a riflettere sulla vostra coscienza e a confrontarvi con i vostri lati meno umani. E alla fine, vi da sempre una storia nuova da raccontare.
[Salvo Martino]

DungeonOfTheEndless

KelvanThe Banner Saga

È sempre così, passa il tempo e tutti si fanno prendere dagli ultimi titoli usciti, come se a inizio anno non fosse accaduto niente di rilevante. STOLTI! Non tanto perché questa è la dimostrazione che la gente vive sempre più con un occhio sul presente piuttosto che avere una visione più completa, ma perché tra tutti i titoli moderni, The Banner Saga è stato l’unico in grado di far provare una reale sensazione di causa-effetto tangibile. Ne ho parlato a gennaio, ma al di là di tutti i giochi in cui il personaggio principale e i suoi compari sono dei supereroi iconici che risolveranno sempre e comunque tutto, nel titolo di Stoic niente sarà dato per certo e anche la più piccola scelta, per quanto potrà sembrare stupida, porterà con sé delle conseguenze a cascata a volte letali.

Probabilmente il titolo che più facilmente ricorda il Butterfly Effect, anche per via di una sottile vena di cattiveria dell’ambientazione che ci mette del proprio: un mondo freddo, avverso, in continua opposizione alla propria carovana che, a tentoni e con grossissime difficoltà, a mala pena riuscirà ad arrivare intera alla fine del viaggio di questo primo episodio della saga norrena-style. Insomma, un gioco di ruolo che mancava tanto e che merita totalmente di essere ricordato per il suo splendore (e la sua colonna sonora in grado di mettermi i brividi ancora a mesi di distanza), oltre che per la sua semplicità di approccio. Abbiamo avuto altre interessanti uscite nell’anno (basta leggere il commento del Carmelozzo), ma The Banner Saga è senza ombra di dubbio il gioco che più vi lascerà il segno tra i giochi di ruolo del 2014 (compresi quelli ben più popolari).
[Francesco Riccobono]

AndreaThe Binding Of Isaac Rebirth

The Binding of Isaac Rebirth merita necessariamente una menzione all’interno di un articolo che si prefigge di stilare una lista di giochi del 2014 da dover ricordare. La cosa che forse a primo impatto più stupisce è che ci sono effettivamente stati una buona rosa di indie che sono riusciti a lasciare un segno nella memoria di chiunque abbia dedicato loro almeno uno spazietto nel corso di quest’anno (dovessi elencarne due a caso fra quelli fuori da questo elenco, senza nemmeno pensarci mi vengono in mente OlliOlli e TxK), tuttavia il mio Oscar lo becca la “ristrutturazione” di un gioco del 2011. Può sembrare strano? Probabilmente a qualcuno, ma sicuramente non a chi ha apprezzato tanto il primo parto dungeoncrawleriano di Edmund McMillen quanto l’ultima rinascita del brand.

Con Rebirth, Binding of Isaac non reinventa certamente nulla, tuttavia è capace di aggiungere tanta di quella carne al fuoco da riguadagnarsi prepotentemente il possesso quasi esclusivo di tutte le pause che ho potuto dedicare ai videogiochi nell’ultimo paio di mesi. Oltretutto, ragazzi, erano anni che non giocavo allo stesso titolo per due mesi di fila, eppure per convincermi sono bastati giusto i boss double truble, le stanze allungate e una caterva di chincagliera in più fra gli oggetti alteranti disponibili. Questi, e la sempre ben accetta vena procedurale tipica di Isaac. Fra l’altro non so voi ma io non sto nella pelle al pensiero dell’ultimo DLC che, pare, completerà l’offerta. Buon Natale così.
[Andrea Ortenzi]

TheBannerSaga

AstroEndless Legend

Si avvicina Natale. Si avvicina il capodanno. Si avvicinano i trenini e noi dello Shelter cominciamo a prenderci a cazzotti in bocca per stilare la lista dei big ones nell’anno. Quest’anno poi è stato dannatamente ricco, tanto che pescare solo un titolo dalla massa di meraviglie uscite è quasi un crimine. Ebbene, pace all’anima dei “secondi arrivati”, l’Astrovoto punta per Endless Legend, 4X di stampo fantasy cagato da quei supereroi degli Amplitude, che non hanno ancora sbagliato un colpo dalla loro opera prima Endless Space.

Il saper unire un titolo à la Civilization, con meccaniche uniche – non mi stancherò mai di dire che apprezzo particolarmente il modo in cui funziona la diplomazia in questo gioco – e combattimenti che vanno a ripescare piccoli e grandi capolavori come Final Fantasy Tactics e Eador sono già la chiave per la vittoria; aggiungendo nel piatto anche razze che cambiano completamente il modo a cui ci si approccia all’avventura e una gestione dei territori originale e divertente, il primo posto sull’Astropodio non poteva che essere Endless Legends. Lo trovate in tutti i modi, dal digitale allo scatolato tanto amato da noi vecchie mummie, e persino localizzato in italiano! Insomma, citando il professor Baldino: “Si può scegliere solo un 4X all’anno, se si vuole continuare a vivere”; e il mio titolo per tutto l’anno è proprio questo. Bravi Amplitude. Vi amo.
[Marco Tassani]

FrankieBetrayer

Uno dei titoli che più mi ha sorpreso quest’anno è senza dubbio Betrayer: sviluppato da alcuni dei ragazzi della vecchia Monolith (gli autori di F.E.A.R., per capirci), si distingue innanzitutto per l’ambientazione durante la colonizzazione spagnola delle americhe, gettandoci in un mondo inospitale e inesplorato. Betrayer mi ha affascinato per la splendida atmosfera inquietante che ci terrà sempre sul filo del rasoio, per la scelta cromatica in tinte di bianco e nero con alcuni dettagli evidenziati in tonalità sanguigne, per i vasti scenari che in più di un’occasione offrono scorci memorabile, per la libertà di approccio lasciato al giocatore, per l’esplorazione illimitata di numerosi e diversi ambienti. Forse alla lunga il gameplay diventa piuttosto ripetitivo, ma offre un’esperienza unica nel suo genere, spaventando il giocatore con il più antico stratagemma: la paura dell’ignoto, l’abbandono e l’isolamento. Sicuramente da provare.
[Frankie Bortot]

EndlessLegend

CarmeloDivinity: Original Sin

Questo per me è stato senza ombra di dubbio l’anno degli indie e di Kickstarter. Ho seminato per circa due anni, dissanguando il mio povero portafogli e sperando di veder nascere almeno una piccola piantina. Piccola, certo. Avrò evidentemente esagerato con il fertilizzante perché qua è venuto fuori un fottuto baobab nel 2014. Una piramide di roba buona, alla cima della quale ci metto senza indugio colui che si è rivelato essere uno dei migliori investimenti in materia di crowdfunding: Divinity Original Sin, ultima fatica di quei fighi di Larian Studios. Due 10/10 ho assegnato in questa annata: uno se l’è beccato lo stupendo Legend of Grimrock 2 e l’altro proprio Original Sin, ma al secondo se avessi potuto avrei dato anche la lode e il bacio accademico con la lingua, perché quando un progetto rispetta le premesse, va ben oltre le aspettative, alza l’asticella dello standard e coglie in pieno la sua “mission”, merita questo ed altro per come la vedo io.

L’ho visto nascere e crescere, fino a togliersi qualche soddisfazione mediatica su Metacritic e anche finanziaria su Steam, dova ha registrato ottime vendite. Talmente ottime che ora Swen Vincke e soci si vanno ad aprire un secondo studio addirittura in Canada. Infondo se lo merito per una ragione in particolare: sono riusciti a concretizzare l’ossimoro “Old School moderna” attraverso un sistema di esplorazione e combattimento che fa un uso così creativo e avanzato della magia, delle combinazioni elementali e dell’interazione con oggetti ed ambiente che di “Old” non c’è proprio un bel niente.

A fare il resto ci hanno pensato un quest design deliziosamente variegato, una struttura da simil-Open World in cui è stata saggiamente evitata l’invasione del solito “GPS con pilota automatico” e dei dialoghi pregni di humor e innovativi sul versante della modalità co-op. In DOS nulla ti viene imboccato col cucchiano e devi agire usando la materia grigia per la maggior parte del tempo, proprio come si faceva ai bei vecchi tempi di Ultima VII. Questo è a tutti gli effetti il GDR che Larian sognava di fare da 15 anni e che nessun publisher del mainstream aveva mai voluto finanziare. In uno degli articoli che vi ho linkato dicevo “Vai Swen, facce sognà!”. Detto, fatto. Alla faccia di chi gli ha chiuso le porte credendo alla favola del “siete morti!”: i 19541 “morti” che hanno creduto in loro su Kickstarter ora ringraziano. Me compreso.
[Carmelo Baldino]

DarioNidhogg

Lo confesso: la scelta del miglior gioco indipendente del 2014 non è sta semplice per il sottoscritto. Le cause di questa difficoltà sono molteplici, ma citerò le due più ovvie: la prima, che il livello generale delle produzioni indipendenti è in costante ascesa e, come potrete leggere, ce n’è per tutti i gusti; il secondo motivo è che se il numero di bei giochi aumenta, le ore a disposizione per giocare del sottoscritto sono in discesa. Per questo la mia scelta non poteva che ricadere in un gioco veloce, intenso, all’ultimo respiro come Nidhogg di Mark “Messhof” Essen che fu entusiasticamente recensito dal rientrate Aucool Maglione. Un gioco di duelli all’ultimo sangue il cui fine principale è il combattimento stesso, oltre il quale non vi è che la morte: tra salti, acrobazie ed inseguimenti, il nostro obiettivo è essere più valorosi del nostro avversario. Facendomi rivivere l’atmosfera di alcuni dei miei racconti preferiti, tra cui Il duello di J. Conrad, Nidhogg mi ha letteralmente conquistato e non posso che consigliarlo vivamente.
[Dario Oropallo]

GodsWillbeWatching

DavideGODS WILL BE WATCHING

Posso dirlo? Io amo virilmente Astrotasso, ci conosciamo da una vita e siamo fratelli dell’interwebz, ma per me ha cannato completamente la rece. Ma a Natale siamo tutti più buoni e lo perdonerò dicendo che il simulatore di umanità in crisi di Deconstructeam è il mio GOTY, a discapito dei pur ottimi Ether One e Entwined. Lo è per un semplice motivo: tutto quello che succede nel titolo è frutto di un ragionamento di puro game design ed è funzionale per un disegno più grande. Ci sono solo due errori di bilanciamento, di cui uno risolto da una patch che rende la curva di apprendimento del gioco estremamente più graduale. In ogni caso, quello che conta, è la capacità di GWBW di raccontare una storia attraverso le meccaniche di gioco, di parlare di temi scottanti senza peli sulla lingua e senza prendere una posizione precisa.

È un gioco austero, frustrante, difficile, gelido come gli dei che vuole descrivere, e va compreso e interpretato, non giocato. La chiave di lettura non è il peso morale delle scelte, quanto la comprensione che la Storia è un gioco a somma zero e anche dietro ogni atto eroico ci sono delle perdite considerevoli. La differenza tra essere eroi o terroristi, d’altronde, è solo un punto di vista, e il titolo di Deconstructeam ci parla del rovescio della medaglia, regalandoci una manciata di episodi scomodi, in un contesto sci-fi che, per quanto estremamente alieno, ha davvero tanto a che vedere con noi. È un gioco che non vuole farsi amare e che non amerete, ma in quanto tale, va preservato nella sua unicità, giocato e ricordato, pur con le sue imperfezioni. E poi è in pixel art, che fa sempre bene.
[Davide Mancini]