Il Libro della Giungla di Jon Favreau

I racconti che Rudyard Kipling ha incluso nel suo Libro della Giungla, sono stati trasposti già in decine di adattamenti più o meno noti, talvolta anche sovrapponendosi l’uno con l’altro. Per farvi l’esempio più attuale possibile, la Warner sta producendo proprio ora un altro film live action su Mowgli, inizialmente in uscita a settembre di questo anno, poi rimandato al 2017 e adesso addirittura al 2018. Un posticipo dovuto, ovviamente, all’uscita troppo ravvicinata con quella de Il Libro della Giungla della Disney, quello di cui stiamo parlando ora. Dunque la storia del cucciolo di uomo nella giungla indiana è tra le più note del panorama artistico internazionale, e il nuovissimo film diretto da Jon Favreau conferma le ragioni di tale popolarità.

Mowgli è un bambino che vive insieme ad un branco di lupi. La sua presenza nella giungla diventa nota a tutti i suoi abitanti in occasione della Tregua dell’Acqua, e, in particolare, irrita fortemente la tigre Shere Khan, che lo reputa una minaccia ed è quindi intenzionata a ucciderlo. Mowgli decide di abbandonare il branco di lupi per non esporli al pericolo della tigre e, scortato dalla pantera Baghera, si dirige al villaggio degli uomini. Nella giungla incontrerà diversi animali più o meno ostili, tra cui il simpatico orso Baloo e la poco raccomandabile Kaa, che lo aiuteranno a capire qual è il posto in cui Mowgli deve vivere.

Neel Sethi interpreta Mowgli, l'unico attore in carne ed ossa.

Neel Sethi (Mowgli) è l’unico attore in carne ed ossa ad apparire nel film.

La storia de Il Libro della Giungla gode di un fascino eccezionale. L’idea che un bambino sopravviva in un ambiente così selvaggio è folle, di base, ma anche incredibilmente avvincente. Immergersi in un mondo tanto lontano dalla vita “umana” apre una finestra su una dimensione di totale evasione per chi vive questa storia, ma anche di familiarità, perché non parliamo di draghi o streghe in un mondo fantastico, ma semplicemente di natura incontaminata. Ciò che è quindi fondamentale in una trasposizione live action di un testo come Il Libro della Giungla è far sì che tutti quei piccoli dettagli astratti (come gli animali parlanti, ad esempio) risultino assolutamente concreti. Per fortuna, il nuovo film Disney riesce in toto in questa missione, ricostruendo un ambiente reale ma allo stesso tempo fantastico nella sua monumentalità e misteriosità, così da avvolgere totalmente lo spettatore in un viaggio ai limiti del fantasy.

La resa grafica dei movimenti degli animali, anche nel parlato, rasenta la perfezione.

Non stupisce quindi se incontriamo degli animali più grandi delle loro dimensioni reali o una flora decisamente esagerata, perché tutto fa parte di una costruzione coerente con la nostra prospettiva – quella di un ragazzino indifeso tra i pericoli della giungla – che deve costantemente sorprenderci e intimorirci. Una volta che questo meccanismo entra in gioco, non colpisce più l’idea che una pantera conversi tranquillamente con un bambino, né che un serpente indiano sia più simile a una enorme anaconda appena uscita da un b-movie. Oltretutto, se la resa grafica dei movimenti degli animali, anche nel parlato, rasenta la perfezione come in questo caso, il gioco è fatto. D’altronde, di lavoro in computer grafica ne è stato fatto talmente tanto, tra gli animali e gran parte dei fondali (sono reali solo in minima parte) che quasi verrebbe da posizionare il film nel genere animazione. Ottimo lavoro dal punto di vista del doppiaggio italiano, che fortunatamente non vizia le voci dei protagonisti – solamente Violante Placido non è totalmente naturale nel doppiare Raksha –, ma è un peccato non avere una voce d’onore per Shere Khan (in originale doppiato da Idris Elba), unico personaggio principale lasciato fuori da questa iniziativa.

Kaa mette una tale angoscia addosso che manco Nagini di Voldemort.

Kaa mette una tale angoscia addosso che manco Nagini di Voldemort.

L’impatto visivo del film è dunque notevole e lodevole ma la ripresa piuttosto fedele del racconto originale riduce la narrazione a un “semplice” remake della versione animata del 1967, più volte richiamata dai titoli di testa e di coda e da alcune musiche, soprattutto le canzoni con Baloo e King Louie (quest’ultima, onestamente, un tantino fuori luogo per la tensione creatasi in quel momento). Il finale è l’unico elemento nuovo: rielabora in parte la morale del libro privandolo di quella rassegnazione nel constatare la diversità tra il mondo civilizzato e quello selvaggio, ed enfatizzando invece l’accettazione di una vita in armonia tra specie diverse (qualcuno ha detto Zootropolis?), invitando quindi a non vedere la natura come un mondo a sé ma come parte del nostro essere umani.

Review 0
8 Voto
Consigliato a
Chi ha amato la storia (e la versione animata Disney). Il comparto visivo restituisce il giusto splendore a Mowgli e a tutti gli animali della giungla.
Sconsigliato a
Chi non apprezza i film interamente in CGI e lo stile disneyano.
Criterion 1