Intervista a Lorenzo Bellincampi – Wacky Spores, funghi allucinogeni e il dramma del Game Design

Compari di occhi arrossati dalle troppe ore di PC e dall’indice stanco per il troppo cliccare, oggi ho il piacere di presentare la serissima intervista che il sottoscritto ha fatto allo scopabilissimo Lorenzo Bellincampi, papà di Wacky Spores e quindi pure di The Chase, gioco che abbiamo recensito su queste pagine virtuale qualche mese fa. Non ve lo ricordate? Male! Rinfrescatevi la memoria!

Parlaci un po’ di te! Dove vivi, cosa hai studiato, fai uso di sostanze stupefacenti e sopratutto quanto sei masochista per buttarti nel mondo dei videogiochi indipendenti?

Ho vissuto a Roma fino a qualche anno fa, quando i miei si sono dovuti trasferire a Bracciano. Da allora un po’ per finire l’università (Informatica, in scienze matematiche), un po’ nel vano tentativo di mantenere qualche relazione sociale, sono riuscito a rimanere a Roma grazie all’aiuto di qualche amico o parente disposto a offrirmi una stanza in cambio di quattro spicci e due risate.

Non faccio uso di alcuna sostanza stupefacente ma di tanto in tanto mi chiedo se non sarebbe meglio, dato il lavoro che ho scelto.

Per il resto la ricetta è la solita: gioco tantissimo da sempre, nel tempo libero (hahaha) suono un po’ per strada, giro qualche video musicale/cortometraggio e qualche altra cazzata che non genera un euro manco per sbaglio.

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Raccontaci qualcosa sul tuo enorme progetto: Wacky Spores! Noi abbiamo conosciuto The Chase, ma basta dare una occhiata al sito per vedere che c’è un universo dietro! Dicci, come è nata l’idea? Sicuro che non fai uso di sostanze stupefacenti?

L’idea di avere questi funghi fuori di testa che fanno cose fuori di testa in un mondo molto colorato è nata un sacco di anni fa (senza stupefacenti, loggiuro!). Fino all’anno scorso però non ho trovato il “rompi ghiaccio” giusto per far innamorare la gente.

Per ora c’è il videogame e i fumetti. Prima o poi vedremo spuntare anche il cartone animato, il libro, il film e poi la parodia del film?

Ho sempre pensato che il “franchise” avesse del potenziale su molti media, ma la verità è che è necessario tirare fuori qualcosa che catturi davvero l’interesse delle persone e le invogli a voler sapere di più. In altre parole sì, ho un sacco di idee per delle cose “Wacky Spores related” e se qualcuno mostra un po’ di interesse vi ritroverete invasi da funghi dementi che fanno un sacco di caciara.

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Oltre a The Chase hai in mente di creare altri videogiochi ambientati nello stesso universo? Se sì, ti manterrai sullo stesso genere o tirerai fuori dal cilindro qualche nuovo esperimento?

Tra le varie idee ce ne sono diverse anche nel campo videoludico. Trovo che il mondo di Wacky Spores si adatti molto a giochi casual, quindi a oggi mi viene da pensare che quello sarà il target per i prossimi elementi, ma non si può mai dire.

Se siete in grado di tenere un segreto vi spoilero che ho già pronto un design piuttosto solido per portare The Chase su piattaforme mobili: se e quando questo avverrà è un mistero che ben pochi possono vantarsi di poter risolvere.

Un Game Dev indipendente organizza festini con spogliarelliste ogni settimana o campa veramente in un garage?

Proprio pochi giorni fa ho letto un articolo in cui si parlava di come Notch e in generale Mojang spenda i soldi: si parlava di grosse feste con Ferrari, concerti dal vivo e accuse di donne pagate per stare la.

L’ultima donna che ho pagato io mi ha chiesto se volevo altro oltre a un McFlurry ai brownies. Era pure molto vestita.

D’altra parte nel conto in banca di Notch, al contrario del mio, davanti agli zeri ci sono altri numeri…

Ovviamente tifiamo affinché Wacky Spores: The Chase superi il Greenlight di Steam (andate a votarlo QUI!). Una volta che succederà ti trasferirai alle Maldive e camperai di rendita?

Qualcosa mi dice che non basterà. Però mi darebbe conferma che posso fare questo lavoro, il che non sarebbe affatto male.

Senza parlare dei Flurry ai brownies che mi potrei permettere (seriously guys, non sono un frequentatore del Mc, ma quei brownies sono letali).

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Io non capisco una sega di programmazione, ma annuirò convinto a prescindere dalla tua risposta. Con quale linguaggio (si dice così? Boh) hai creato The Chase?

Il gioco è sviluppato in Game Maker Studio. Nonostante abbia i suoi limiti, la rapidità di sviluppo e il facile accesso a molte piattaforme lo hanno reso uno strumento molto interessante.

Quanto tempo ti ci è voluto?

Questa è la nota dolente. L’idea era di sviluppare rapidamente un gioco semplice ma divertente, condito dalla follia del mondo di Wacky Spores. Se tutto fosse andato per il verso giusto ci avrei messo qualcosa come sei mesi. La mia inesperienza come Game Designer (e forse la mia tendenza ad amare giochi “seri”) mi ha però costretto a rimescolare le carte un paio di volte, allungando i tempi fino a un anno.

Quanto deve bestemmiare un Dev per farsi cagare dal resto del mondo?

Speravo aveste voi la risposta a questa domanda: facendo parte della stampa molte di quelle bestemmie sono amorevolmente dedicate a voi.

Scherzi a parte, credo che questo sia davvero il nodo centrale della questione. Fare un bel gioco è una condizione necessaria al “successo”, ma, temo, non sufficiente, quindi bisogna inventarsi qualcosa per attirare l’attenzione. Qualcuno bestemmia, qualcuno spera nella botta di culo, e via dicendo.

Essendo italiano parti svantaggiato?

Questa è una buona domanda. Dal punto di vista dello sviluppo sono convinto di no: se hai le capacità e la forza di volontà per creare qualcosa lo fai in ogni condizione, anche se è più difficile.

Dal punto di vista del supporto, del conoscere le persone giuste, del frequentare “l’ambiente giusto” è innegabile che l’Italia non sia il posto più fertile. Tanto per fare un esempio banale, in Italia le conferenze, convention, jam, fiere di settore impallidiscono rispetto a quello che succede in America.

Hai mai partecipato a Game Jam, party per sviluppatori e queste bellissime cose?

No, ma mi piacerebbe. Soprattutto un party per sviluppatori. Suggerimenti? (Ahimè lo Svilupparty si è appena concluso, siamo arrivati tardi ndAstro)

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Oltre a Wacky Spores, hai altri progetti nel cassetto?

Na cifra”, come diciamo a Roma. Molti hanno solo bisogno delle risorse giuste per essere messi in atto. Continuare lo sviluppo di audiogiochi e buttarsi nell’allegro mondo dei Let’s Play sono solo alcuni, ma sospetto che vi riferiate a qualcosa di più grosso…

Puoi dirci qualcosa in anteprima o dobbiamo torturarti?

In genere dovreste torturarmi, ma visto che siete simpatici, che i vostri strumenti di tortura sono rinomati e che siete gli unici disposti a concedermi un’intervista non mi farò pregare più tanto.

Sto lavorando a un gioco in fase avanzata di design/prototipazione. Tutto ciò che posso dirvi è che nel suo design attuale il gioco è un roguelike cattivello, affrontabile in moltissimi modi, e caratterizzato da una narrazione, ambientazione e in generale da un lato artistico molto curato.

Presto avrò qualcosa di più concreto tra le mani e sarete i primi a saperlo!

Continuiamo a farci i cazzi tuoi! Dicci i primi tre videogame che ti vengono in mente!

Warcraft 2, Mass Effect, Dota2.

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Ok, ma noi siamo stronzi e vogliamo sapere il motivo per cui ti sono venuti in mente!

Warcraft 2 è sempre il primo videogioco che mi viene in mente. E’ stato il primo videogioco “serio” che ho avuto per le mani. Mi ha sempre stimolato molto la fantasia e ne sono sempre stato innamorato. Ancora oggi quando mi capita di ascoltare la colonna sonora torno a quelle sensazioni di mistero e avventura che provavo quando ci giocavo da bambino. Priceless.

Mass Effect è in un certo senso il Warcraft 2 della maturità. Quando lo giocai erano diversi anni che i videogiochi avevano perso molta della magia originale per me: erano un bel passatempo e mi divertivo, ma non mi emozionavo più come una volta. Per parecchio ho pensato che crescendo, i videogiochi non avessero più lo stesso effetto su di me.

Mass Effect mi ha dimostrato che mi sbagliavo: emozioni e sensazioni cambiano, ma se trovi il gioco giusto puoi ancora immergerti in un mondo diverso e percepirne la magia.

Dota2 è semplicemente l’addiction del momento (momento che dura da un paio di anni). Ultimamente sto cercando di alternarlo a giochi singolo giocatore perché trovo che siano quelli che più stimolano la fantasia e la creatività, cose che ritengo fondamentali nei miei design.

Grazie del tempo dedicato a questa intervista pregna di contenuti altamente istruttivi!

Grazie a voi della disponibilità! Se qualcuno non ne ha abbastanza degli affari miei può seguirmi su Twitter @PixelSapiens o dare un occhio al mio sito personale lorenzobellincampi.net.

(Ed io aggiungo anche shardworkshop.com, il sito ufficiale della casa sviluppatrice di Lorenzo! ndAstro)