Millennium: A New Hope – Una vecchia nuova speranza

Avevamo già imparato a conoscere Aldorlea Games e la sua missione: rinverdire la vecchia tradizione del JRPG stile SNES. Su queste stesse pagine vi avevo parlato di come il loro The Book of Legends, pur avendo un comparto narrativo e un characher design di valore, si impigrisse in una reitarazione del suo genere di riferimento un po’ vecchia e con pochi elementi coraggiosi. Fa piacere vedere invece come una delle sue IP più importanti, ossia la saga di Millennium, sia all’opposto un ottimo titolo capace di inserire notevoli elementi di svecchiamento di un genere che, da sempre, ha fatto di una certa auto-referenzialità la sua cifra estetica. Ci ritroviamo oggi a dare un’occhiata al primo titolo di questa saga, recentemente pubblicata su Steam, che funge da vero e proprio cancello d’entrata nel mondo di Millennium.

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È chiaro, stiamo sempre parlando di giochi fatti con RPG Maker, ma gli sprite e il comparto artistico fanno il loro lavoro più che egregiamente. Si tratta di lavori completamente originali, con personaggi anche ben tratteggiati che riescono a sfuggire un poco al classico stereotipo anime. Insomma, nonostante l’utilizzo di un game engine che ben si presta alla standardizzazione, ci troviamo di fronte un lavoro svolto con impegno, che culmina anche in una colonna sonora tutto sommato più che ascoltabile tra pezzi orientaleggianti, un po’ di elettronica ambient e addirittura qualche pezzo più rock.

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Parlavamo di coraggio di svecchiare un genere ed è qui che il gameplay di Millennium mostra tutto il suo valore. All’interno di un impianto piuttosto classico, quasi prettamente story-driven, ci troviamo infatti un battle system a turni che sa divertire ma, soprattutto, una serie di opzioni che ci permettono di personalizzare in modo efficace la nostra esperienza di gioco. L’idea di Aldorlea è stata quella di consentire una certa scalabilità tra chi preferisce un approccio il più simile possibile all’inizio degli anni novanta e chi, invece, può accettare una serie di modifiche derivate dagli ultimi sviluppi del game design dei giochi di ruolo.

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Potremo infatti scegliere se avere incontri casuali o visibili sul campo – opzione fondamente che, ad esempio, mancava in The Book of Legends, rendendo il farming un po’ tedioso – nonché la possibilità o meno di avere dei bollini sulla mappa che ci indicheranno la direzione da prendere. Entrambi gli argomenti potranno sembrare di poca importanza ma in realtà riescono a dimostrare la buona capacità degli sviluppatori nel venire incontro a diversi tipi di pubblico. Qualcuno storcerà il naso vedendo anche la presenza di una modalità storia nella quale la difficoltà è decisamente al ribasso, d’altro canto però, un’opzione simile dimostra un certo interesse a far conoscere i JPRG vecchia scuola anche ad un pubblico più giovane o meno smaliziato nell’affrontare gameplay più tradizionalmente legnosi.

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L’aspetto narrativo del gioco, poi, riesce a farsi voler bene. La storia, sebbene non sia certo una novità assoluta, si lascia godere. Il viaggio dell’eroina di turno si trasforma immediatamente in qualcosa di più che una semplice scusa per girare per la mappa e combattere. Il mondo profondamente ingiusto, caratterizzato da una netta differenza tra la vita cittadina e quella dei villaggi in “campagna”, porta avanti anche tematiche serie e non scontate. Non solo la discriminazione di chi ha la sfortuna di nascere fuori dalle città, ma soprattutto il processo di maturazione della protagonista che cresce tanto perché aumenta di livello, quanto perché impara a conoscere quell’ingiustizia che ha portato suo padre a lottare per un ideale di uguaglianza e un futuro che non sia solo di morte per il popolo che vive fuori dalle metropoli.

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8 / 10

Il tutto impreziosito dai deliziosi dialoghi tra la protagonista e l’apparentemente immatura, ma in realtà molto utile, fata che per un caso si ritroverà ad accompagnarla durante la sua ricerca. Fata che avrà anche un’utilità nel gameplay, presentandosi come una sorta di evocazione utilizzabile in battaglia. Obiettivo finale sarà quello di creare una vera e propria squadra di combattenti, in uno stile che ricorda sia Suikoden che alla lontana un certo Mass Effect 2, in grado di poter sovvertire l’ordine delle cose e portare la pace in un mondo diviso e sull’orlo della distruzione. Insomma il gioco convince e, tra gli Aldorlea, è sicuramente il migliore, presentandosi davvero bene e con alcune ottime idee di gameplay. Se vi interessa potete trovare questo primo capitolo della saga su Steam al prezzo di 5,99€, in attesa delle uscite dei prossimi titoli fino al quinto, lo step conclusivo, che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi dopo essere passato, con tutti gli altri, al vaglio di Greenlight.