Veloce Come il Vento di Matteo Rovere

A quanto pare questa è un’annata d’oro per il cinema italiano. Da una parte il grande successo di Perfetti Sconosciuti e l’incredibile sorpresa di Lo Chiamavano Jeeg Robot, dall’altra la riscoperta per quel gioiello dello scorso anno che è Non essere Cattivo. Arriva al cinema, come ennesima prova di questi mesi in cui dimostriamo di poter ancora produrre un cinema di qualità, Veloce come il Vento, l’ultimo lavoro di Matteo Rovere. Quando ne ho sentito parlare come del Rush italiano, qualche mese fa, l’entusiasmo non era certo alle stelle. È davvero un genere con cui faccio fatica a legare, per quanto il film di Ron Howard mi sia piaciuto, e tra l’altro ho un rifiuto per praticamente ogni film che riguarda le auto truccate, il mondo del tuning, le corse clandestine: anni e anni di Fast & Furious mi hanno strappato via ogni entusiasmo in merito e non aiuta che chiunque altro si avvicini a questo mondo finisce per realizzare immondizia pura (devo ricordare il terribile Need for Speed?). Eppure Veloce Come il Vento non è questo tipo di racconto e, come per Jeeg, attua una rilettura del genere scrivendone pagine “fuori pista” assolutamente interessanti. Capite la mia sorpresa quando sono uscito dalla sala col sorriso stampato in faccia e la consapevolezza di aver assistito a un film che, pur con le sue pecche, è un prodotto buonissimo, esportabile, ben diretto e sorprendentemente ben recitato. Ecco, di nuovo un miracolo italiano: un film che ha qualcosa da dire.

41235
Veloce Come il Vento è la storia dei tre fratelli De Martino: Giulia, una pilota diciassettenne, Loris, ex-pilota ormai schiavo del crack, e Nico. la famiglia De Martino è una famiglia che ha da sempre lavorato nel campo delle corse automobilistiche e, alla morte del padre, Giulia si ritrova improvvisamente senza guida nel bel mezzo di un Gran Premio sul quale hanno scommesso praticamente tutto quello che hanno. Ma la scomparsa del papà porta al riavvicinamento di Loris, lontano ormai da dieci anni, con un passato da grande campione alle spalle e ormai tossicodipendente. L’uomo fatica a reggersi in piedi e vive alla giornata con la sua compagna attuale, anche lei schiava della dipendenza. Loris cerca di insinuarsi nella vita di Giulia e Nico, abitando abusivamente la casa famigliare e, di fronte alla possibilità di perdere tutto nel caso in cui la ragazza abbia la peggio nel campionato, l’ex-pilota decide di allenarla. Inizia allora un percorso di riavvicinamento tra due caratteri agli antipodi, due visioni del mondo, che porterà l’uomo a riacquistare gradualmente la consapevolezza di essere, prima di tutto, un pilota.

Veloce come il Vento è un bellissimo film di genere

Quando vedo un film italiano così ben riuscito la primissima sensazione che provo è quella della rabbia. Questo perché Veloce come il Vento è un bellissimo film di genere che, insieme a Lo Chiamavano Jeeg Robot, di cui abbiamo diffusamente parlato, si conferma un’eccellenza del nostro cinema odierno. La grandezza sta proprio nel prendere una realtà che idealmente non ci appartiene (nonostante il film sia tratto da una storia vera) e costruirci sopra qualcosa che parli la nostra lingua, con la nostra voce, e che racconti quello che abbiamo attorno. E nonostante l’ultima pellicola di Matteo Rovere non sia un film perfetto, non abbia la forza da cult di Lo Chiamavano Jeeg Robot, è comunque una storia in grado di lasciare il segno perfino meglio di molti film che prende a esempio.
C’è qualche macroscopico difetto di scrittura e gestione dei tempi, a volte si pecca troppo calcando la mano, specialmente con la recitazione di alcuni dei personaggi: Matilda De Angelis è bravissima, Accorsi è fin troppo sopra le righe ma riesce in un’interpretazione graffiante anche grazie alla scrittura di un personaggio fuori dagli schemi che è impossibile non amare; a tal proposito impressionante la sua trasformazione fisica per il ruolo, che dà comunque spessore la personaggio.
Rovere sa dosare alla grande la parte cafona, comunque presente, e far emergere il gran cuore nei momenti in cui è giusto farlo. A volte si lascia prendere dai rallenti ed esaspera un po’ il ritmo, specialmente nella prima parte, ma andando avanti qualcosa si scioglie, la storia diventa una metafora sulla dipendenza: quella per il crack ma anche quella per l’adrenalina, seguendo il mantra secondo cui una volta che si è tossicodipendenti non si torna mai indietro.

o-STEFANO-ACCORSI-facebook
Impossibile non consigliarvi di andarlo a vedere. Produzioni come questa sono doppiamente importanti in Italia perché rendono chiaro che sappiamo produrre film di ottimo livello. Sappiamo realizzare pellicole come questa, con budget immensamente più piccoli delle produzioni hollywoodiane, e fare in modo e maniera che siano la scrittura, il montaggio e la tecnica registica a fare la qualità del film. Veloce Come il Vento è un film che va premiato al botteghino, per dimostrare che siamo stufi di un cinema di bassa qualità, di queste commedie che non sanno di niente, o di questi film cerchiobottisti che cercano di non ferire nessuno. Teneteveli pure.
Questa volta siamo davanti a una storia italiana che è anche una bellissima allegoria del nostro cinema: scomparso per anni e anni, tornato in stato pietoso ma ancora in grado di mandare il motore su di giri. Facciamogli vincere questa gara.

velocevento
7,5 Voto
Consigliato a
chi vuole vedere un bel film italiano riuscito, interessante, sorprendentemente ben scritto e diretto
Sconsigliato a
chi si aspetta un Fast & Furious nostrano: c'è tanto da apprezzare fuori pista.
Criterion 1